IO DICO NO ALLA DROGA!!!!


Dopo lo stop della Cassazione alla cannabis light, ecco cosa cambia.

La scheda che spiega cosa succederà adesso, perché olio, resina, inflorescenze e foglie saranno vietate e la differenza con quella terapeutica.

Cosa ha deciso la Cassazione?
Che non possono essere venduti olio, resina, inflorescenze e foglie di cannabis sativa, la cosiddetta marijuana light, perché la norma sulla coltivazione di questa pianta non li prevede tra i derivati commercializzabili. Chi li vende commette un reato, salvo che tali prodotti “siano in concreto privi di efficacia drogante”. E’ questo il passaggio più discusso della decisione, perché già adesso nei negozi si trova cannabis a bassissimo contenuto di thc, la sostanza considerata stupefacente.

Cosa succederà adesso?
Teoricamente in base alla decisione della Cassazione, che più avanti renderà nota la motivazione, già da oggi le forze dell’ordine possono sequestrare nei negozi i prodotti della cannabis sativa vietati e denunciare chi li vende. Ovvio che poi dovranno svolgersi processi all’interno dei quali la decisione appena presa dalla Cassazione, e anche il passaggio sull’efficacia drogante, diventerà fondamentale.

Da quanto tempo è in vendita questo tipo di cannabis?
La commercializzazione è iniziata due anni fa. Il numero dei negozi che la trattano è cresciuto molto rapidamente, ormai siamo a circa mille in tutto il paese. La marijuana light si acquista anche da distributori automatici e ci sono servizi di consegna a domicilio.

Perché fino ad oggi si vendeva liberamente la cannabis light?
Il punto di partenza era proprio la legge sulla coltivazione della canapa. Nell’elenco delle parti commercializzabili della pianta non ci sono fiori, l’olio e la resina, che i coltivatori buttavano via. Il fatto che però che questi derivati non fossero espressamente vietati ha spinto alcuni negozi a iniziare le vendite. Di solito con l’avvertenza che si tratta di prodotti da collezione, non da fumare o ingerire. Una precauzione per non avere guai giudiziari. Poi c’è la questione del thc, la sostanza considerata droga. Nella cannabis light ce n’è una quantità inferiore ai limiti di legge oltre i quali le sostanze si considerano stupefacenti. La stessa Cassazione ha detto che sotto lo 0,5%, il thc non è droga. La legge sulla commercializzazione della canapa pone agli agricoltori il limite di 0,2% ma prevede conseguenze penali sopra lo 0,6%.

Gli altri prodotti della cannabis sono vietati?
No e di fatto sono pochissimi i negozi che vendono solo fiori di cannabis light. Di solito, oltre a prodotti per fumare, in questi shop si trovano tra l’altro creme, saponi e shampoo, alimenti come cracker, biscotti o caramelle e più raramente anche indumenti e molto altro ancora. La vendita di questi prodotti può continuare.

Che differenza c’è con la cannabis terapeutica?
Quella è un farmaco, cioè ha una filiera produttiva è sottoposta ai controlli tipici dei medicinali. Inoltre per ottenerla ci vuole la ricetta di un medico. Viene coltivata all’Istituto farmaceutico militare e contiene percentuali di thc tra il 7 e il 22%. Si utilizza come antidolorifico o antispastico non di prima scelta, nel senso che il medico dovrebbe prescriverla se non hanno funzionato altri prodotti. In Italia è sempre più utilizzata e il nostro Paese deve comprarne molti quintali all’estero.

Perché le persone acquistano la cannabis light?
Il thc, come visto, è bassissimo ma ci sono altri principi attivi, in particolare il cbd. Si tratta di una sostanza rilassante che è non considerata droga e che può avere concentrazioni anche del 20-30% in questo tipo di canapa.

Quanto è grande il settore di produzione?
Secondo Coldiretti ci sono in Italia almeno 4mila ettari coltivati a canapa da 2mila aziende agricole, nate soprattutto negli ultimi due anni. Il Consorzio nazionale per la tutela della canapa industriale stima un giro d’affari nel 2018 di 150 milioni di euro.

Articolo preso da : https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/31/news/stop_della_cassazione_alla_cannabis_ecco_cosa_cambia-227625978/amp/

RAGGI DIMETTITI E CHIEDI SCUSA A TUTTI I CITTADINI ROMANI!!!!


Cara sindaca Raggi, il Piano rom è un fallimento. Sei ancora in tempo per chiedere scusa.

Cara Virginia, era il 31 maggio 2017 quando presentasti in Campidoglio il Piano rom della tua Giunta. “Finalmente è finita l’epoca delle parole – annunciasti solennemente – e con questa Amministrazione si passa ai fatti. Il superamento dei campi rom diventa realtà”. “Un capolavoro da applausi” si affrettò a commentare l’allora capo politico del Movimento 5 Stelle, per certificare la bontà di un Piano che doveva risultare rivoluzionario, unico, vincente. Sono passati due anni da quell’annuncio e devi consentirci di tirare le somme per capire quali fatti hanno dato seguito alle tue parole. Prima di farlo, però, vorrei tornare con la memoria al 14 settembre 2013 quando, in qualità di Consigliere comunale, dopo aver studiato le nostre ricerche che documentavano il fallimento del Piano rom di Gianni Alemanno prima e di Ignazio Marinopoi, accettasti il mio invito di andare a conoscere le famiglie rom sgomberate due giorni prima dall’insediamento di via Salviati. Era la prima volta che incontravi mamme rom vittime di sgomberi forzati e mi confidasti lo sdegno e la rabbia per un evento disumano e intollerabile. Mi consolai con il fatto che almeno dentro la macchina politica della città di Roma, c’era ancora qualcuno disposto a sdegnarsi di fronte a questi eventi.

Articolo preso da : https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/31/cara-sindaca-raggi-il-piano-rom-e-un-fallimento-sei-ancora-in-tempo-per-chiedere-scusa/5219780/amp/

Cara sindaca Raggi chiedi scusa ai cittadini Romani!!!!!             

COSA NE PENSATE?


Orban, Farage e Verdi: in Europa tre no al governo gialloverde.

Il premier ungherese: “Non voglio collaborare con Salvini”. E i Verdi chiudono ai M5S: non imbarchiamo chi è eterodiretto.
LAPRESSE

Una seduta del parlamento europeo a Strasburgo.

L’amico Orban gli ha detto di no. Matteo Salvini ci sperava, ma il premier ungherese ha fatto sapere che non entrerà nell’alleanza dei sovranisti, con il suo partito Fidesz. «Non vedo molte possibilità di cooperazione tra i nostri partiti, o in un gruppo unico», ha dichiarato ieri Gergely Gulyas, il capo dello staff del leader magiaro, in una conferenza stampa. Se vi sarà un supergruppo di nazionalisti, guidato da Salvini e sostenuto da Marine Le Pen, dunque, Orban non ne farà parte. Almeno per ora. E anche la mossa a sorpresa, sempre ieri, di bloccare a tempo indeterminato la sua riforma della giustizia, un provvedimento che aveva sollevato molte preoccupazioni da parte della Ue sull’indipendenza della magistratura in Ungheria, è un chiaro segno che il premier illiberale vuole migliorare la sua reputazione in Europa e rimanere attaccato al Ppe.

Meglio portare i propri 13 deputati nel Partito popolare, che alle europee di domenica ha ottenuto 179 seggi a Bruxelles, e contare qualcosa (a cominciare dalla partita delle nomine della Commissione), piuttosto che tuffarsi nel mare populista ed euroscettico con Salvini e Le Pen, che saranno all’opposizione e con l’Europa delle Nazioni e delle Libertà (Enl) ne hanno ottenuti 58. Il nostro vicepremier confidava, nei giorni scorsi, di allargare la maggioranza delle destre sovraniste a «100-150 europarlamentari». Due «no» di peso gli hanno cambiato i programmi. Insieme all’indisponibilità di Orban, infatti, anche il leader del Brexit Party, il britannico Nigel Farage, ha chiuso le porte a Lega e Rassemblement National. «Sono un “leaver”, ma in questo caso sono per restare», ha spiegato Farage, che appartiene al gruppo Efdd con i Cinquestelle. Ad accettare il patto sovranista potrebbero restare solo gli austriaci dell’Fpö, i tedeschi dell’AfD, i Veri finlandesi e i deputati del Vlaams Belang fiammingo e del partito del popolo danese.

«Rispettiamo il vicepremier italiano e il governo italiano, e i risultati elettorali, che hanno visto la Lega diventare il più forte partito alle elezioni europee», ha detto Gulyas, per conto di Orban. Il premier ha stravinto nel suo Paese con quasi il 53% dei voti, ma Fidesz è attualmente sospesa ll’interno del Ppe, per una campagna elettorale aggressiva contro l’Unione europea, i suoi valori e il presidente uscente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Se Orban vuole restare, non rinuncia a dire la sua: il capo dello staff ha anche confermato che, per la presidenza della Commissione, l’Ungheria non sosterrà né il candidato dei popolari Manfred Weber, né quello dei socialisti, Frans Timmermans. Il primo avrebbe offeso gli elettori ungheresi, mentre Timmermans è legato a George Soros, nemico pubblico numero uno di Fidesz.

Per quanto Lega e M5S appartengano a gruppi europei diversi (rispettivamente Enl e Efdd), il governo gialloverde, ieri, ha incassato un no anche sul fronte grillino: è quello dei Verdi, usciti trionfanti dalle urne e papabili per un ingresso nell’euro-maggioranza. Il co-presidente Philippe Lamberts ha escluso un’alleanza con i pentastellati: «Dovrei prendermi a bordo 14 parlamentari la cui posizione è decisa da qualcuno a Milano? No, grazie».

Articolo preso da : https://www.lastampa.it/2019/05/31/esteri/orban-farage-e-verdi-in-europa-tre-no-al-governo-gialloverde-EoPMLtXY3D6cAyZvbGyhpK/pagina.html

AIUTA ANCHE TU LA RICERCA!!! DONA AL 45512.


Partecipa a #FingerRun la prima maratona digitale per sconfiggere la sclerosi multipla insieme.

42 km da percorrere in 12 ore, usando solo 2 dita. Il 30 maggio – Giornata Mondiale della SM – bastano uno smartphone e un profilo Facebook per raccogliere fondi a favore della ricerca scientifica.

FingerRun - Maratona digitale AISM

42 km da percorrere in 12 ore usando solo le dita della mano. Parte così #FingerRun la prima maratona digitale che ha l’obiettivo di battere la sclerosi multipla, grazie alla collaborazione tra Facebook e AISM – che si è aggiudicata l’ultima edizione di Hack4Good.

 

Giovedì 30 maggio 2019, in concomitanza con le celebrazioni della Giornata Mondiale della SM, sarà possibile partecipare a questa corsa collettiva e allo stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica sulla sclerosi multipla.

 

FingerRun è un instant game inedito in cui bisogna percorrere quanti più metri possibile evitando gli ostacoli sul tracciato. Per una patologia come la sclerosi multipla, cronica, imprevedibile e progressivamente invalidante che colpisce perlopiù i giovani tra i 20 e i 30 anni, gli ostacoli nella vita sono tanti e il movimento è prezioso e non bisogna darlo per scontato: ogni centimetro è una conquista.

Come si gioca

Si può cliccare sul link diretto a FingerRun per iniziare ad allenarsi. Il 30 maggio poi dovremo essere tantissimi, per percorrere tutti insieme la distanza reale di 42 Km “scrollando” sullo schermo del telefono.

Ecco alcune dritte sul gioco:

– scrolla in corrispondenza delle frecce per muoverti in avanti;

– scrolla due volte se vedi un nastro arancione sulla freccia (andrai più lontano);

– evita gli ostacoli e i conetti per non cadere;

– acquista i prodotti nello shop per fare più metri e aiutare AISM;

– approfitta delle pause per sgranchirti le dita e fare una donazione;

– scala la classifica e sfida i tuoi amici, insieme possiamo davvero fare la differenza.

Ideato e sviluppato da Facebook Italia in collaborazione con l’Agenzia Dude in esclusiva per AISM, questo “hyper casual game” è disponibile su Facebook Messenger.

“Dare visibilità alla sclerosi multipla (SM)” è proprio il messaggio lanciato in occasione della Giornata Mondiale della sclerosi multipla. “Vogliamo dare visibilità alla sclerosi multipla, anche nei suoi aspetti più nascosti, perché vogliamo che le persone con SM vedano un futuro libero dalla malattia” dichiara Angela Martino Presidente Nazionale di AISM.

Articolo preso da : https://www.aism.it/partecipa_fingerrun_la_prima_maratona_digitale_sconfiggere_la_sclerosi_multipla_insieme

COSA NE PENSATE?


Caso Di Maio, il governo scivola verso la crisi: ipotesi elezioni a fine settembre.

ROMA C’è una cosa, una sola, su cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono d’accordo: con ogni probabilità il governo cadrà. Intesa anche sulla road map verso l’abisso giallo-verde: crisi tra fine giugno e inizio luglio, scioglimento del Parlamento dopo rapide consultazioni di Sergio Mattarella a metà luglio. Data presunta del voto: il 29 settembre o la domenica successiva, appena in tempo per permettere al governo che verrà di scrivere la legge di bilancio da inviare alla Commissione europea.
Questa doppia convinzione è data dallo stato di salute dei 5Stelle e della leadership di Di Maio: troppo debole e non supportata dal Movimento. Dopo aver dimezzato in un anno il proprio patrimonio elettorale, il fronte grillino è estremamente fragile. Quasi moribondo.

SPALLE AL MURO
In questo quadro deteriorato, i 5Stelle si trovano a fare i conti con Salvini che ha raddoppiato i voti. Ha messo agli atti un vero e proprio ribaltone elettorale. E ora, forte di questa legittimazione popolare, è intenzionato a dettare l’agenda. Perché ha il dente avvelenato con Di Maio, che l’ha attaccato «con ogni mezzo, anche con i più squallidi» in campagna elettorale. E perché, ora che è il più forte, anche con un filo di perfidia quasi si diverte a far ingoiare ai grillini tutto ciò che per loro è indigeribile e per la Lega è fonte di consenso: il sì alla Tav, all’autonomia differenziata, a una riforma penale «garantista e non manettara» che porti alla revisione del reato di abuso di ufficio e alla separazione delle carriere. E soprattutto il sì alla flat tax: il vero cavallo di battaglia (ora che il tema dei migranti è stato metabolizzato dall’opinione pubblica) del capo leghista. Non a caso, in risposta a Beppe Grillo che ieri l’ha definito «un personaggio unicamente virtuale», Salvini ha detto: «Non ho tempo per le polemiche, io lavoro per la rivoluzione fiscale e a far pagare meno tasse a famiglie e imprese».
Di Maio, fiutata l’aria, è convinto che Salvini mostri la faccia feroce e intenda buttarlo con le spalle al muro perché «vuole umiliarci, spingerci a rompere e andare a votare alla prima finestra utile: il 29 settembre».

Il quadro, insomma, è destinato a non reggere. E non solo perché, come ha confidato il capo grillino, «se dovessimo piegarci e ingoiare tutte le proposte leghiste, a fine anno saremmo sotto il 10%, se va bene…». Ma anche perché, così debole e azzoppato, Di Maio anche volendo – per evitare di tornarsene a casa e di disperdere il cospicuo patrimonio di seggi parlamentari incassato il 4 marzo 2018 – non potrebbe accogliere le richieste di Salvini: l’ala sinistra dei 5Stelle, quella incarnata da Di Battista e Fico, non glielo consentirebbe.
C’è poi, e soprattutto, il problema di Giuseppe Conte. Dopo il no alla Tav e il licenziamento del sottosegretario leghista Armando Siri, il premier riceve ormai legittimazione esclusivamente dalla parte uscita tramortita dalle elezioni. E si trova adesso, per ironia della sorte, a dover applicare il programma del leader leghista che alla vigila delle elezioni l’aveva sfiduciato, definendolo «non più super partes». Operazione molto complessa, quasi impossibile, come ha confidato Conte l’altra sera: «Non posso subire un diktat al giorno da Salvini, così non reggo e non regge il governo».
Conclusione: il programma giallo-verde è destinato a impantanarsi. Ma ora non si può più, come è avvenuto in campagna elettorale, rinviare il Consiglio dei ministri di settimana in settimana per evitare zuffe e bloccare i provvedimenti della Lega. Salvini, l’ha detto chiaro al premier, non lo consentirebbe.

IL CERINO
Il nodo, a questo punto, è chi spengerà la luce. Chi soffierà sul classico cerino. A palazzo Madama i leghisti sono convinti che saranno i dissidenti grillini a far cadere il governo su qualche votazione. Ad esempio sul decreto sblocca cantieri. Giorgia Meloni invece è pronta a scommettere che sarà Salvini: «I 5Stelle non hanno interesse a consegnarsi mani e piedi legati al programma della Lega e alla fine Matteo romperà».
Di sicuro c’è che Salvini, in caso di crisi, non intende dar vita a un altro governo: «Con quale maggioranza? Io maggioranze con gli Scilipoti e i cambia bandiera non ne faccio. Io mi rifiuto di raccattare tre senatori qui e dieci deputati là». L’obiettivo: arrivare al 40% da solo, semmai alleato con Fdi. E uno studio dell’istituto Cattaneo dice che è possibile.
Conclusione, visto che impensabile un’alleanza tra i 5Stelle e il Pd, dopo un rapido giro di consultazioni e constatato che in Parlamento non c’è una maggioranza in grado di sostenere un nuovo governo, Sergio Mattarella scioglierà il Parlamento. Tentativi per esecutivi tecnici il Presidente non ne farà. E manderà tutti a casa giusto in tempo per votare il 29 settembre. Dopo si aprirà il capitolo delicatissimo della legge di bilancio: un dossier sul quale il capo dello Stato non vorrà né pasticci, né azzardi. «I risparmi degli italiani vanno difesi», è il comandamento del Colle.

Articolo preso da : https://www.ilmessaggero.it/AMP/politica/di_maio_crisi_governo_ultime_notizie-4524839.html

Siete d’accordo?


Stress da lavoro, l’Oms riconosce ufficialmente il “burn out”.

La decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità arriva dopo decenni di studi.

LO STRESS da lavoro – il burn out – è stato riconosciuto ufficialmente dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che l’ha inserito nel suo grande elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno. Non di vera e propria malattia si tratta, ma di “problema associato alla professione”. I sintomi: “spossatezza sul luogo di lavoro”, “cinismo, isolamento o in generale sentimenti negativi” ed “efficacia professionale ridotta”. Il risultato è una “sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo”. La decisione arriva dopo decenni di studi. L’agenzia speciale dell’Onu per la salute fornisce le direttive ai medici per diagnosticarlo. Il primo ad occuparsi di burn out è stato lo psicologo Herbert Freudenberger nel 1974.

LEGGI Viaggiare troppo per lavoro può far male alla salute

Il burn out si riferisce – secondo la classificazione – specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita. “Questa è la prima volta che il burn out è stato incluso nella classifica”, ha spiegato ai giornalisti il portavoce dell’Oms, Tarik Jasarevic. Il nuovo elenco, Icd-11, che entrerà in vigore nel gennaio 2022, contiene molte altre aggiunte, inclusa la classificazione del “comportamento sessuale compulsivo” come disturbo mentale, sebbene si fermi prima di aggravare la condizione insieme a comportamenti di dipendenza. Per la prima volta inserisce i videogiochi fra i “disturbi da dipendenza”, insieme al gioco d’azzardo e alle droghe come la cocaina. La condizione di transgender viene spostata dalla lista dei disturbi mentali a quelle delle “condizioni relative alla salute sessuale”.

Articolo preso da :

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/28/news/stress_da_lavoro_burnout_e_ufficialmente_una_malattia-227424871/amp/

CHE SCHIFO!!!😱😱😱


Batteri fecali nella tisana, ritirati alcuni lotti di “L’Angelica”.

L’allarme lanciato sul sito di una catena di supermercati.

ROMA – Batteri fecali (del tipo Escherichia Coli) sono stati trovati nella tisana L’Angelica “Ventre piatto cold”, prodotto dall’istituto erboristico. Alcuni lotti sono stati ritirati dal mercato dalla stessa azienda controllante: il Gruppo Coswell ha richiamato volontariamente le confezioni dei lotti segnati con il numero: 910001001, 910101001, 910201001, 910501001.

A scopo precauzionale, l’azienda produttrice della tisana in una nota ha raccomandato di non consumare il prodotto se il numero di lotto coincide con quelli segnalati e di restituirlo al punto vendita d’acquisto “perché è stata rilevata la presenza di Escherichia Coli”. Chi riporterà la confezione sarà, ovviamente, rimborsato.

A lanciare l’allarme è stata la catena di supermercati campana Dodecà, che sul proprio sito lo scorso 24 maggio ha pubblicato il richiamo.

Articolo preso da : https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/28/news/batteri_fecali_nella_tisana_ritirati_alcuni_lotti_di_l_angelica_-227417433/amp/

 

Dite la vostra :


Il mistero sull’intervista al Papa e quelle dichiarazioni “cancellate”.

Ancora acque agitate in Vaticano. Questa mattina abbiamo raccontato di come un collaboratore dell’ex cardinal Theodore McCarrick abbia deciso di diffondere una serie di testi scritti dall’ex porporato. Si tratta di lettere in cui viene confermato che Benedetto XVI aveva comminato a “Zio Ted” – come veniva chiamato – delle sanzioni o comunque delle disposizioni restrittive.

È quindi riesploso il caso di uno “scardinalato”, l’unico, da papa Francesco. Il pontefice argentino ha pure ridotto tempo fa “Zio Ted” allo stato laicale, sempre per la credibilità del quadro accusatorio sui “comportamenti inappropriati” messi in atto, in passato, da un consacrato che aveva ricoperto pure l’ importante incarico di arcivescovo di Washington.

Proprio ieri, però, pure il Santo Padre, a distanza di nove mesi, è tornato sulla vicenda. In una prima versione della traduzione comparsa sull‘Osservatore Romano dei virgolettati di un’intervista che Jorge Mario Bergoglio ha rilasciato a Televisa, che è il media scelto dalll’argentino per affrontare di nuovo le vicende riguardanti il caso del non più cardinale americano, mancava una parte in cui papa Francesco ha dichiarato pure quanto segue: “E quando dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!”.

A chi si riferisce? Una delle ipotesi è che l’ex arcivescovo di Buenos Aires stesse parlando di Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico che ha raccontato, per mezzo di un memorandum, di aver informato il papa delle sanzioni di Ratzinger a McCarrick. L’altra, ancora, è che il papa si stesse riferendo in maniera diretta a McCarrick. Fatto sta che l’integrazione è poi stata pubblicata sul portale Vatican News.

Secondo quanto riportato sull’Huffington Post, il quotidiano della Santa Sede procederà adesso con la medesima aggiunta. Dal Vaticano hanno già fatto sapere che l’assenza di quel passaggio non è affatto dovuta a una scelta precisa: mancava per via “dei tempi strettissimi e della lunghezza della traduzione”.

Articolo preso da :

http://m.ilgiornale.it/news/2019/05/29/il-mistero-sullintervista-al-papa-e-quelle-dichiarazioni-cancellate/1703311/

PER VOI COSA DEVE FARE LUIGI DI MAIO?


Di Maio, nel mirino ora ci sono gli incarichi multipli: un passo “di lato” è possibile.

Vertice fiume in casa M5s. Oggi Luigi Di Maio ha la guida del partito, del ministero dello sviluppo economico, del ministero del lavoro e la vicepresidenza del consiglio. Troppi e (forse) troppo impegnativi per il leader di un movimento che deve riorganizzarsi in fretta.

Il governo va avanti: nessuna sorpresa, era chiaro che così sarebbe stato anche prima del voto. E così sarà. “Che facciamo? Stacchiamo la spina al governo o no?”. Questa, a quanto aveva appreso l’Adnkronos da una fonte autorevole del M5S, è la domanda posta da Luigi Di Maio ai presenti all’inizio del vertice convocato ieri al Mise per analizzare l’esito del voto europeo(molto negativo per il Movimento 5 Stelle) e disegnare la strategia per il futuro. Nessuna esitazione nello stato maggiore grillino, molto compatto sull’idea di andare avanti con l’esperienza dell’esecutivo gialloverde.

Nonostante fosse solo un’indiscrezione, quella se staccare o meno la spina, è stata commentata da Matteo Salvini a ‘Porta a Porta’: “Aspettiamo 4 anni…”. Fonti M5s più tardi però puntualizzano che Di Maio non ha mai proposto di staccare la spina al governo e che la sua posizione è che il governo va avanti per altri 4 anni.

#Salvini: non rompo col Governo, ho dato la mia parola, però bisogna lavorare.
📺 #portaaporta @RaiPortaaPorta

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 27 maggio 2019

M5s, c’è anche Di Battista al vertice fiume: torna in pista?

Al vertice fiume durato tutto il pomeriggio e terminato intorno alle 20.30 hanno partecipato i più “autorevoli” esponenti del M5s: vertice informale, perché non sono stati convocati tutti i parlamentari. Ma c’era chi di fatto prende le decisioni (Davide Casaleggio a parte): dai ministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede ai capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, passando per Alessandro Di Battista, i sottosegretari Stefano Buffagni, Carlo Sibilia, Vincenzo Spadafora e i senatori Gianluigi Paragone e Paola Taverna.

Segreteria politica, governo, territori (assemblee regionali e centro di coordinamento): questi i temi toccati nel corso del vertice. Ed è proprio quello del futuro assetto dirigenziale M5S uno dei temi cruciali. “Non sarà un ritorno al direttorio ma una vera e propria segreteria politica”, fanno sapere fonti del Movimento. Della ristrutturazione del M5s si parlerà mercoledì sera in un’assemblea congiunta che si sarebbe dovuta tenere ieri ma che poi è stata rimandata su richiesta di alcuni parlamentari assenti. “C’è tanto da fare” ha detto Di Maio lasciando il Mise dopo il vertice M5S.

Elezioni europee, così il M5s è diventato (nei fatti) il “partito del Sud”

Di Maio, nel mirino i molti incarichi di governo

C’è anche un altro aspetto da analizzare: in casa M5s qualcuno inizia a dubitare che avere affidato a Luigi Di Maio molteplici incarichi di governo sia stata la scelta migliore. Oggi come oggi ha la guida del partito, la guida del ministero dello sviluppo economico, quella del ministero del lavoro, e la vicepresidenza del consiglio. Troppi e (forse) troppo impegnativi per il leader di un movimento che deve riorganizzarsi in fretta, per risollevarsi da quel 17% che sa di sconfitta senza attenuanti.

Nessuno ne chiede le dimissioni, al termine del vertice di ieri Paragone definisce “stupidaggini totali” le voci di dimissioni di Di Maio. “Ci siamo ricompattati”, si lascia sfuggire Carelli. Ma gli incarichi multipli di Di Maio adesso non sono più un tabù. Una delle ipotesi, si apprende da fonti parlamentari, potrebbe essere quella dilasciare almeno uno dei ministeri a un altro esponente di rilievo dei 5 stelle.

Chi spera (ancora) nella caduta del governo Lega-M5s

Le spinte nei confronti del Movimento 5 stelle e della Lega per far terminare l’esperienza del governo Conte non mancano però: e da più parti. C’è ad esempio Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia, che intervistata da Repubblica e alla luce del buon risultato ottenuto dal suo partito(il 6,44%) invita Salvini a lasciare i 5 Stelle. “Queste elezioni dicono chiaro che gli italiani vogliono al governo Lega e FdI, non vogliono i 5Stelle e neppure l’alleanza gialloverde: infatti hanno votato in modo da configurarne un’altra. Adesso io e Salvini abbiamo da soli una maggioranza autonoma, in grado di fare ciò che i grillini hanno finora impedito: attuare il programma del centrodestra”.

Il quotidiano considerato più vicino al Movimento 5 stelle, Il Fatto quotidiano”,oggi invita esplicitamente i pentastellati a lasciare Salvini intravedendo per loro “una strada obbligata” per rilanciarsi: “l’opposizione”. Scrive Antonio Padellaro: “Se i Cinque Stelle vogliono tentare di ritrovare se stessi e i propri elettori (sapendo che molti fuggitivi difficilmente saranno recuperati) devono tornare a essere opposizione”. Sarebbe infatti un suicidio, secondo Padellaro, “restare al governo con chi, in poco più di un anno, ti ha succhiato il sangue ricavandone energia e vigore e lasciandoti sul terreno esanime”.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/amp.today.it/politica/di-maio-difficolta-m5s.html

COSA NE PENSATE?


Di Maio si dimetta o da Statuto M5S è perseguibile per colpa politica.

Le elezioni europee hanno in Italia dato un responso chiaro: un netto vincitore – la Lega di Matteo Salvini -, un non vincitore e non (troppo) perdente – il PD allargato (?) di Zingaretti- e uno sconfitto – il Movimento 5 Stelle e in particolare il capo politico Luigi Di Maio -, per il quale si può dire trattarsi di un caso da manuale di suicidio politico annunciato.

Infatti, a volerli cogliere, i segnali di una disfatta erano già evidenti e non da poco tempo, così come i rischi ai quali il Movimento stava andando incontro appiattendosi sempre di più sulle posizioni salviniste e tradendo sé stesso e i suoi elettori.

È di tutta evidenza che la responsabilità del crollo ricade in toto sul capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, che dovrebbe ora prendere atto delle proprie responsabilità e dimettersi.

Responsabilità evidenti: far dimezzare, e oltre, i consensi in un anno, avendo perseguito una politica lontana dagli ideali del Movimento, facendosi vampirizzare dalla Lega; una colpa politica che non può non avere conseguenze sul ruolo di Di Maio, ricordando che nello Statuto, all’articolo 11, lettera h, punto 3, è stabilito che deve essere sottoposto a procedimento disciplinare colui che abbia provocato o rischi di provocare “una lesione all’immagine o una perdita di consensi per il MoVimento 5 Stelle”.

Sembra davvero scritto per Di Maio, che con la sua politica di appiattimento sulla Lega, ha causato un dimezzamento dei voti del Movimento e ne ha rinnegato gli ideali politici, non seguendo in alcun modo un metodo democratico nelle scelte che hanno condotto il Movimento alla sconfitta.

Di Maio e assieme a lui gli altri presunti leader del Movimento ne hanno tradito i valori e gli elettori, oltre aver contribuito a creare una situazione di confusione politica e istituzionale gravissima.

Il silenzio di Toninelli sulla “chiusura dei porti”, disposta arbitrariamente dal ministro dell’Interno, è il caso più clamoroso. È apparso chiarissimo che vi fosse una sola preoccupazione: quella di durare, di tirare a campare.

Ma il Movimento non ha alcun senso se tira a campare; non è da lui tenere strette le poltrone e aver paura di una crisi per non dover rinunciare al potere. Il Movimento si proponeva ben altro che la conquista del potere come fine e la tutela della posizione privilegiata di ministri e parlamentari ora terrorizzati dalla minaccia salviniana di far cadere il governo.

In questo anno si è imboccata una strada illiberale, partendo dal sostegno al decreto sicurezza, per poi arrivare alla legge sulla legittima difesa. Il Movimento a guida Di Maio, inoltre, ha rinnegato i suoi principi ambientalisti con il voto sul condono a Ischia, inserito nel decreto “Emergenze”, relativo al Ponte Morandi di Genova.

Infine, vi è stato il tradimento dei principi che gli elettori avevano apprezzato sperando nel promesso cambiamento delle “abitudini” della politica e nell’abolizione dei privilegi. Tradimento che ha raggiunto il suo apice con il voto del marzo scorso con cui è stata negata l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro Salvini, che era stata chiesta dal Tribunale dei Ministri di Catania in conseguenza del sequestro di 177 persone a bordo della nave “Diciotti”.

Con quel voto si è stabilito un principio pericoloso e di per sé stesso assurdo, ma che lo è ancora di più per il Movimento: quello dell’assoluta e irragionevole immunità concessa a un ministro, posto al di sopra della legge proprio per la sua carica di ministro. Quel Movimento che si era sempre battuto contro tutti gli irragionevoli privilegi della classe politica, ne concede uno del tutto ingiustificato a un ministro, temendo ripercussioni per la stabilità del governo.

Per questo è chiaro che Salvini si tiene ben stretto un Movimento geneticamente modificato come quello guidato da Di Maio, un Movimento che non potrà fare altro che dire sì, ancor di più oggi che è così indebolito, dopo aver mostrato di essere prono e obbediente pur essendo la maggiore forza politica per l’ampiezza del mandato conferitogli da milioni di elettori nel 2018.

Ma questa condotta condurrà alla consunzione del Movimento stesso che diverrà, ancor di più di quanto non sia stato in questi mesi, la ruota di scorta di un Salvini che, a maggior ragione oggi, con i rapporti di forza invertiti rispetto alle elezioni politiche, già impone i suoi temi, in un costante “prendere o lasciare”.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/m.huffingtonpost.it/amp/entry/di-maio-si-dimetta-o-da-statuto-m5s-e-perseguibile-per-colpa-politica_it_5ced4de0e4b00e0365751d9e/

Bellissimo Articolo💗


GRAZIANO ACCINNI:

Tratto da: Onda Lucana® by Graziano Accinni

Per chi non lo conosce è un chitarrista (non solo) che ha vissuto gli ultimi 40 anni della musica italiana ed internazionale da stella di prima grandezza, e basta leggere le note biografiche in calce per rendersene conto. E grazie anche per l’impegno nella diffusione della cultura musicale della Basilicata. Chitarrista, Autore, arrangiatore e Produttore lucano. Conosciuto per la sua lunghissima collaborazione come chitarrista diMango. Con Mango, ha partecipato dal 1985 al 2005 a tutti i lavori dell’artista lucano, sia in studio che dal vivo. Moltissime le sue apparizioni televisive in trasmissioni che hanno fatto la storia della TV come: Fantastico, Sanremo, Serata d’Onore con Pippo Baudo, il Principe Azzurro con Raffaella Carrà su Canale 5.

Ha partecipato a più di dieci edizioni del Festivalbar, la più imponente rassegna estiva della canzone italiana ed internazionale. Con Mango ha inoltre partecipato al programma musicale cult della Tv italiana: International Doc Club ideato e realizzato da Renzo Arbore, Domenica In con Mara Venier, Disco Ring, Serata da Campioni a Sanremo,e la finale di Miss Italia del 2002 con il grande successo di Mango “La Rondine” che lo consacrò in quell’anno tra i tre migliori chitarristi italiani insieme ad Andrea Braido (Vasco Rossi) e Federico Poggipollini (Ligabue).
Nel corso della sua lunga carriera nel Pop, ha anche collaborato con altri nomi importanti della Musica Nazionale ed Internazionale tra cui spiccano: Mina che ha cantato un brano scritto da Lui nel 1995 inserito nell’album Pappa di Latte, Miguel Bosè, con cui ha registrato l’album “Los Chicos no lloran” che ha venduto milioni di dischi tra Spagna e America Latina. Tra gli artisti italiani spicca il nome di Lucio Dalla conosciuto a Bologna durante le registrazioni del disco di Mango “Adesso”.

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Suo è il testo di Bella d’Estate grande successo del 1987. Loredana Bertèconosciuta sempre in studio in collaborazione con Mango,poi Rosario Di BellaLaura Valente ex cantante dei Matia Bazar e Mariella Nava. In studio di registrazione ha lavorato con produttori di grande spessore quali Giusto Pio(Battiato, Alice) Greg Walsh (Lucio Battisti,Elton Jhon,Pink Floyd,Madonna) Mauro Malavasi (Bocelli, Dalla, Luca Carboni), Roberto Colombo (De Andrè, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, M. Bosè, Antonella Ruggero) e compare al fianco di chitarristi di fama internazionale quali Dominic Miller (STING) ,David Rhodes (Peter Gabriel), Vicente Amigo e Manuel Carmona grossi calibri dell’ambiente New Flamenco della Penisola Iberica.
Nel campo dei Dj vanta due collaborazioni con Ringo attuale Vj e Dj di Rock Tv, Virgin Radio e l’Hollywood, la più famosa Discoteca e “Ritmoteche” del Mondo con sede a Milano (CBS Production).
Tra le grandi personalità con cui ha condiviso la sua discografia figura Jan Anderson il Leader dei Jethro Tull Rock Band che ha fatto la storia del Rock Progressive degli anni 70 per la realizzazione di Locomotive Breath con la cantautrice Alessia d’Andrea. Nella sua discografia compare anche il nome del grande trombettista Jazz Paolo Fresutra i migliori strumentisti a livello Europeo e Mondiale. Dal 2003 ad oggi si occupa principalmente di ricercare e divulgare gli Antichi Repertori della Basilicata, sua terra d’origine.Importanti gli ultimi Tour internazionali con il suo Gruppo Gli Ethnos: in Europa e in Cina nel 2009 a Shanghai ed Hangzou e nel 2010 di nuovo a Shanghai per L’EXPO “Esposizione Universale di Shanghai 2010” insieme ad artisti del calibro di Uto Ughi, Ennio Morricone, la Filarmonica della Scala ed altri in rappresentanza dell’Italia e della Regione Basilicata. Da ricordare inoltre, la partecipazione al Berlino Film Festival per la presentazione del Film Documentario “Uno Scatto nell’Agri” promosso dalla Regione Basilicata.

https://ondalucana.com/2018/09/13/graziano-accinni/

 

COSA NE PENSATE?


Matteo Salvini, ultimatum a Luigi Di Maio: “Sei sì in 30 giorni o tutti a casa”.

Il governo continua, almeno a parole. Lo hanno detto prima il vincitore, Matteo Salvini, poi lo sconfitto, Luigi Di Maio, nel corso del giorno successivo al voto alle Europee. Diversi però i paletti posti sia dal leghista sia dal grillino. Il primo, in particolare, spinge a tutto gas su Tav e autonomia. Il secondo, sui due punti, nicchia; e lo fa dall’alto di un potere negoziale clamorosamente ridotto dal verdetto delle Europee. Questo è quello che abbiamo visto. Ma c’è anche un dietro le quinte, quello che non abbiamo visto, ciò che Salvini ha detto a Di Maio davvero. Richieste molto più serrate, un vero e proprio “cronoprogramma“, per usare le parole attribuite da Repubblica a Salvini.

Nel dettaglio si tratta di sei condizioni inderogabili che il ministro dell’Interno, ormai premier in pectore, impone ai grillini per proseguire nell’esperienza del governo gialloverde. Altrimenti, tutti a casa (e il M5s sa benissimo che tornare al voto adesso, per loro, sarebbe tombale, la fine). Non solo Tav e autonomia: Salvini vuole il sì anche su cantieri, decreto sicurezza, riforme fiscali e riforma della giustizia. E vuole tutti questi ok entro l’estate, entro trenta giorni, perché per tornare al voto a settembre (ipotesi contemplata in via Bellerio) la crisi va aperta entro il 15 luglio. Insomma, il piano del leader della Lega appare perfetto: per restare al governo vuole comandare e imporre la sua agenda; altrimenti, ritorno al voto in tempi rapidi per sbancare alle urne e capitalizzare il clamoroso consenso di cui può godere. Sergio Mattarella permettendo.

Articolo preso da : https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13467011/matteo-salvini-ultimatum-luigi-di-maio-m5s-sei-si-trenta-giorno-o-tutti-casa.amp

 

VOGLIAMO CHE VENGA RICORDATA CON UNA TARGA NEL CIMITERO!!!


E’ morta Nicoletta, cane super fedele: vegliò per dieci anni sulla tomba del proprietario a Ischia.

La sua storia era divenuta virale. E ora c’è chi chiede che venga ricordata con una targa nel cimitero.

E ora la sua storia, che ricordava da vicino quella del cane giapponese Hachiko (che –  alla morte del padrone – per dieci anni continuò ad attenderlo invano alla stazione giapponese di Shibuya), potrebbe essere sintetizzata in una targa o addirittura in una statua. “Qualcosa che renda immortale il suo esempio e la sua fedeltà”, auspicano i custodi, che da oggi saranno un pochino più soli, senza l’allegro scodinzolare di Nicoletta.

COSA NE PENSATE?


Di Maio: “Lezione da chi non ci ha votato. Ora al lavoro su flat tax e salario minimo. Saremo argine a ciò che non ci va bene”.

Il leader 5 stelle nel corso di una conferenza stampa al Mise ha ammesso la sconfitta elettorale e ha rilanciato dicendo di aver chiesto un vertice al presidente del Consiglio per tornare velocemente al lavoro. Ha anche detto di aver sentito “tutte le anime” del Movimento, da Casaleggio a Di Battista fino a Fico, e nessuno gli ha chiesto le dimissioni.

“Per noi le elezioni sono andate male, abbiamo preso una lezione da chi non ci ha votato”. Luigi Di Maio, dopo essere stato in silenzio tutta la mattina, si è presentato davanti ai giornalisti intorno alle 15 e, al termine del tavolo al Mise sulla crisi di Mercatone Uno, ha ammesso la sconfitta elettorale alle elezioni Europee. Le parole del vicepremier 5 stelle erano molto attese tra i grillini, sopratutto dopo che lo stesso Beppe Grillo su Twitter ha scritto provocatoriamente: “Ora Radio Maria e Canti Gregoriani“. Di Maio ai cronisti ha garantito che il governo va avanti, che ha la fiducia dei suoi oltre che del Carroccio e che ora l’esecutivo ripartirà con le misure annunciate prima del voto: dalla flat tax al salario minimo fino al decreto Famiglia.

Articolo preso da : https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/27/europee-di-maio-lezione-da-chi-non-ci-ha-votato-ora-avanti-con-umilta-saremo-argine-a-quello-che-non-ci-va-bene/5211610/amp/.

Caro Di Maio la vittoria del PD  il vostro tracollo non è altro che un effetto di vasi comunicanti PD verso M5S         M5S verso PD  nessun vinto e nessun vincitore auguri!!!

CHI DEVE INSEGNARE L’EDUCAZIONE?


Girosblog

L’éducation ne se borne pas à l’enfance et à l’adolescence. L’enseignement ne se limite pas à l’école. Toute la vie, notre milieu est notre éducation, et un éducateur à la fois sévère et dangereux.

Paul Valéry.

 

Traduzione in italiano :

L’educazione non si limita all’infanzia e all’adolescenza. L’insegnamento non si limita alla scuola. Tutta la nostra vita, il nostro ambiente è la nostra educazione e un educatore severo e pericoloso.
Di Paul Valéry.

COSA NE PENSATE?


Il ritorno di Silvio: Berlusconi è di nuovo parlamentare, cinque anni dopo la decadenza.

Forza Italia è al 10 per cento. E il Cavaliere sarà eurodeputato a Bruxelles: “Ho fatto il possibile”.

A volte ritornano. Cinque anni dopo la sua estromissione dal Parlamento italiano, novembre 2013, Silvio Berlusconi torna parlamentare, a Bruxelles. Era capolista in tutte le circoscrizioni, tranne che nel Centro, dove correva Tajani. Forza Italia ha ottenuto il 10 per cento.

“Siamo ancora indispensabili, senza Forza Italia il centrodestra perde… Noi siamo l’unica forza moderata di una coalizione vincente solo se corre insieme e io resto a Bruxelles l’unico argine al populismo anti-europeo. Più di questo non si poteva fare, ho dato il massimo. Queste sono state le prime frasi di Silvio Berlusconi.

Non c’è alternativa al centrodestra unito, va ripetendo in queste ore Berlusconi.

E la possibile vittoria in Piemonte con l’azzurro Alberto Cirio, candidato imposto dall’ex premier e non gradito al Carroccio, apre nuovi scenari anche a livello nazionale. Per il partito forzista significa uscire dal cono d’ombra, sottraendo al Pd un territorio chiave guidato da un presidente di richiamo come Sergio Chiamparino, mentre per la Lega vuol dire conquistare tutte le regioni più produttive del Paese.

Il 10 per cento rincuora il Cavaliere. “Dai primi risultati di queste
elezioni emerge un dato incontrovertibile: Forza Italia rimane centrale e determinante per la costituzione di una maggioranza di centrodestra alternativa al governo giallo-verde. Chi si illudeva deve ricredersi: in sole due settimane di campagna elettorale, il Presidente Berlusconi ha compiuto l’ennesimo miracolo. L’oggettiva sconfitta dei Cinque Stelle e il risultato della Lega confermano la possibilità e la necessità di costruire un’alternativa di centro-destra”, ha dichiarato Forza Italia in una nota.

Per il Cavaliere è un ritorno.

Il 4 ottobre 2013 la Giunta per le immunità del Senato aveva deciso a maggioranza, a scrutinio palese, di proporre all’aula di palazzo Madama la votazione della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore per effetto della legge Severino. Il 27 novembre Silvio Berlusconi il Senato votò a scrutinio palese il sì alla decadenza del Cavaliere. Il 1º agosto 2013 Berlusconi era stato condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel processo sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset.

Articolo preso da : https://www.repubblica.it/politica/2019/05/27/news/il_ritorno_di_silvio_berlusconi_torna_parlamentare_cinque_anni_dopo_la_decadenza-227288633/amp/

SECONDO VOI ANDREMO A VOTARE PRESTO PER UN NUOVO GOVERNO?


Oggi il voto alle Europee: quale futuro per il governo?

Dopo il silenzio elettorale di ieri, durante il quale i politici  hanno dovuto evitare comizi e riunioni di propaganda elettorale, oggi il leader si recheranno a votare e rilasceranno probabilmente delle dichiarazioni sul post-voto.

Dai due leader dei partiti di maggioranza sono arrivate rassicurazioni sulla tenuta dell’esecutivo, ma non sono mancate le frecciatine e le polemiche.

“Lunedì dopo il voto tutti tornano serenamente a lavorare”, ha detto Salvini venerdì a Pomeriggio 5, rassicurando sulle sorti di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio che “resta” in carica.

“Io sono paziente e in modalità zen, perdono”, ha commentato Salvini sulle critiche provenienti da M5S. “Capisco gli attacchi delle opposizioni, ma gli alleati del M5s ogni giorno attaccano e bloccano. Gli italiani mi pagano non per fare polemica ma per i risultati”.

Di Maio news:

Il leader M5S Luigi Di Maio ha rassicurato più volte sulle sorti del governo italiano dopo le Europee. “Non ho mai capito perché le elezioni europee dovrebbero cambiare il Parlamento italiano”, aveva detto venerdì scorso.

“Basta con le minacce di crisi di governo”, ha detto Di Maio rivolgendosi agli alleati di governo in un’intervista pubblicata ieri su L’Unità. “Non esistono piani B. Questo esecutivo deve andare avanti e pensare alla fase 2 per il rilancio del ceto medio”.

Governo news | PD:

“Se il governo cade dopo le Europee il Pd chiederà di andare al voto”, ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in due interviste pubblicate ieri su La Stampa e L’Unità. “Salvini e Di Maio antepongono gli interessi dei loro partiti a quelli del Paese perché sanno che il governo è al capolinea. Noi siamo l’alternativa a chi oggi sta distruggendo l’Italia e domani vuole distruggere l’Europa”.

“Il populismo è in un vicolo cieco. L’inganno dei populisti si sta smontando e l’unica alternativa credibile siamo noi”, aggiunge Zingaretti, che sottolinea: “il governo non si rafforzerà certo, con la manovra da attuare. E se dovesse cadere, il Pd chiederà di andare al voto”.

Governo news | Berlusconi:

Alla vigilia delle elezioni europee l’ex premier Silvio Berlusconi, in un’intervista al Giornale ha dichiarato che se il governo gialloverde andasse avanti per altri quattro anni, come sostenuto da Salvini, la conseguenza sarebbe “il nostro disastro economico e una marea di nuove tasse”. Berlusconi prefigura un aumento dell’Iva, tasse su immobili, patrimoni e “l’imposta di successione alla francese”.

Per quanto riguarda il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, Berlusconi ha commentato: “mi sembra una persona seria, per bene, ma ha spostato l’asse del partito ancora più a sinistra. Siamo agli opposti. Temo che, una volta che la Lega avrà abbandonato i Cinquestelle alla loro strada, potrebbe esserci una saldatura tra questo Pd così di sinistra e i Cinquestelle”.

Quanto a Giorgia Meloni, che ha ribadito il “mai più con Forza Italia”, Berlusconi risponde che questo “vorrebbe dire perdere le elezioni e dunque consegnare il Paese a un governo di Pd e M5s, il più a sinistra della storia. Un vero incubo”.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.tpi.it/2019/05/26/governo-news-26-maggio/amp/.

VOI IERI COSA AVETE VOTATO ? 

Cosa ne pensate?


Elezioni europee, Luigi Di Maio chiama Salvini nella notte: la resa clamorosa del grillino dopo il flop.

Contatto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvinidopo che le proiezioni delle elezioni europee hanno chiarito, senza più ombra di dubbio, il trionfo della Lega (che sfiora il 34%) e il crollo del M5s (sotto il 18%). Fonti leghiste riferiscono come il leader grillino abbia inviato un messaggio telefonico “molto cordiale e di complimenti sinceri” al collega vicepremier leghista per l’esito del voto europeo. Una sorta di resa, e d’altronde era stato lo stesso Salvini in qualche modo a concedere l’onore delle armi all’alleato di governo, ricordando di aver ricevuto “attacchi e insulti” in campagna elettorale ma che da domani si andrà avanti regolarmente.

 

Parole abbastanza scontate, visto che da oggi è la Lega ad avere il coltello dalla parte del manico. Più complicata la posizione di Di Maio: politicamente, i 5 Stelle sono spalle al muro perché dovranno scegliere se subire l’agenda leghista o rovesciare il tavolo spingendo verso la crisi definitiva. Personalmente, perché il leader è di fatto stato detronizzato dagli elettori, sconfessato nella sua guida e mai così debole. Nessun comunicato ufficiale, nella notte elettorale solo indiscrezioni e voci. Parlerà solo lunedì mattina, fanno sapere i suoi, quando da ministro del Lavoro incontrerà un presidio di lavoratori della Mercatone Uno.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.liberoquotidiano.it/news/speciale-elezioni-2019/13466533/elezioni-europee-luigi-di-maio-telefonata-matteo-salvini-complimenti-sinceri-flop-m5s.amp.

VOI ANDATE A VOTARE OGGI?


Elezioni, seggi aperti in 21 Paesi Ue. In Italia alle 12 affluenza stabile poco sopra il 16%. Mattarella ha votato alle 9 a Palermo.

In Italia 51 milioni di cittadini sono chiamati a eleggere 76 eurodeputati. In oltre 3.800 Comuni si vota anche per le amministrative e in Piemonte per il rinnovo del Consiglio regionale. A Roma e Torino, all’insediamento dei seggi, alle 16 di sabato, molti scrutatori non si sono presentati. E in alcuni casi i sostituti sono stati reclutati via facebook.

Urne aperte in 21 Paesi Ue per le elezioni che rinnoveranno il Parlamento europeo. In Italia i seggi sono aperti dalle 7 alle 23 per 51 milioni di elettori. I cittadini di oltre3.800 Comuni sono chiamati ad esprimersi anche per le amministrative. Per il rinnovo del Consiglio regionale in Piemontevoteranno poi più di tre milioni e mezzo di piemontesi. In più ci sono le elezioni suppletive della Camera dei deputati nei collegi uninominali 04 (Trento) e 06 (Pergine Valsugana). Alle 12 secondo i primi dati diffusi dal ministero dell’Interno l’affluenza era al 16,4%, in linea con il dato del 2014. Più alta quella per le Comunali, al 21,98% quando sono pervenuti i dati di 2.965 sezioni su 3.654. Per le regionali del Piemonte alle ore 12 era invece andato a votare il 20,6% degli aventi diritto, anche in questo caso in linea con il 20,57% della precedente tornata elettorale.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato poco dopo le 9.10 a Palermo. Oggi stesso tornerà a Roma per seguire dal Quirinale lo spoglio. Il vice premier Luigi Di Maiosi è recato al voto a Pomigliano d’Arco. Intanto i primi plichi diplomatici elettorali contenenti i voti degli italiani all’estero sono arrivate all’aeroporto di Roma Fiumicino. A Montemiletto, comune chiamato ad eleggere anche il nuovo sindaco, un uomo è stato segnalato alle forze dell’ordine perché aveva fotografatola scheda.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/26/elezioni-seggi-aperti-in-21-paesi-ue-in-italia-alle-12-affluenza-al-162-mattarella-ha-votato-a-palermo/5208070/amp/.

CONDOGLIANZA ALLA FAMIGLIA DI VITTORIO ZUCCONI.


È morto Vittorio Zucconi, l’uomo che viveva il giornalismo. Repubblica in lutto.

Si è spento nella sua casa di Washington a 74 anni dopo una lunga malattia. Cronista, scrittore, è stato corrispondente dagli Stati Uniti per “Repubblica” e direttore del sito e di Radio Capital.

È morto Vittorio Zucconi. Il giornalista, che aveva 74 anni, si è spento nella sua casa di Washington, negli Stati Uniti dove si era trasferito definitivamente, dopo una lunga malattia. Vittorio Zucconi è stato a lungo corrispondente (prima da Mosca, poi dagli Stati Uniti) raccontando il mondo e i grandi eventi per Repubblica. È stato anche direttore del sito di Repubblica e di Radio Capital. Figlio di Guglielmo Zucconi, un altro grande giornalista, era nato a Bastiglia in provincia di Modena il 16 agosto 1944. Scrittore di numerosi saggi, aveva lavorato anche per La Stampa e il Corriere della Sera. Qui il ricordo di Vittorio firmato da Ezio Mauro.

Anche quella forza della natura giornalistica che era Vittorio si è fermata. La forza della scrittura, l’impeto del narrare, l’energia della raffigurazione, la potenza della costruzione. E insieme, la felicità ogni volta del capire e del raccontare, una sorta di abbandono responsabile e vigile al richiamo della storia, qualcosa di quasi fisico, materiale, dove la vicenda lo dominava possedendolo: finché il suo giornalismo soggiogava la realtà, la penetrava attraversandola, e intanto ricreava un mondo.

Questa capacità di evocare ogni volta un quadro, un paesaggio, un ambiente in cui far muovere come in una piece teatrale i personaggi con le corrette proporzioni della vita era la sua cifra, la qualità specifica del suo lavoro, che portava il giornalismo un po’ più in là dei suoi confini normali. Viveva per raccontare. E attraverso il racconto, capiva e aiutava a capire, cioè muoveva il meccanismo dell’interpretazione e dell’analisi, che in lui sembrava nascere dai fatti, in un’informazione che era insieme grande cronaca, narrazione e commento.

Viveva il giornalismo, non lo interpretava. E infatti il Vittorio privato, quello dell’amicizia, era uguale al suo ruolo pubblico. A cena, in redazione, nei viaggi, negli incontri ogni vicenda, qualsiasi fatto, tutti gli avvenimenti grandi o piccoli di cui si parlava per lui prendevano automaticamente il format del racconto, come se fossero pronti per essere scritti, o addirittura come se fossero avvenuti per finire nella rete del suo giornalismo. Che li reinterpretava rendendoli simbolici, o almeno emblematici, comunque esemplari.

Una domenica, a Mosca, passeggiavamo soli sulla via Arbat durante un meeting tra Reagan e Gorbaciov, senza lavoro perché allora “Repubblica” non usciva il lunedì, quando vedemmo correre in senso opposto otto uomini in nero con l’auricolare nelle orecchie: nello stupore russo apparve Reagan, stringendo la mano ai passanti, sotto l’occhio della Cnn, senza il codazzo dei cronisti al seguito. Era un’improvvisata, durò un attimo per ragioni di sicurezza, dopo pochi minuti la strada sovietica era tornata quella di sempre. Ma ecco che Vittorio mi stava già raccontando quello che avevamo appena visto. Non potendo scrivere il pezzo, me lo recitava, perfetto.

Geloso nel lavoro, come tutti noi, era generoso nell’affabulazione, empatico, capace di entrare in sintonia con qualunque interlocutore, un bambino, un campione sportivo, un politico, un lettore. Divoratore notturno di qualsiasi cosa si potesse leggere, col suo russo, il francese, l’inglese americano e persino un po’ di giapponese poteva parlare di tutto, e su tutto aveva un’opinione, ma soprattutto un ingresso particolare, con un ricordo personale, una storia tangenziale: e infatti era un animale radiofonico perfetto, come testimoniano gli anni alla direzione di “Radio Capital”. Si prendeva in giro canzonando gli altri. Ma invecchiando confessava l’importanza dell’amicizia, con quegli slanci che nascono a sorpresa dal pudore del lavoro: fino a borbottare una sera al telefono un “ti voglio bene” a qualcuno prima di riattaccare, probabilmente vergognandosi.

Aveva lavorato con direttori come Scalfari, Ronchey, Fattori, Nutrizio e Di Bella. Aveva visto il mondo con gli occhi del mestiere, che obbliga a indagare, decifrare, capire. Bruxelles, giovanissimo, poi New York, Mosca, Parigi, Tokyo, Roma con il caso Moro, di nuovo e definitivamente Washington, l’America dei suoi figli Guido e Chiara e dei suoi nipoti. Ma l’ancoraggio del suo mondo privato era Alisa, a cui leggeva i pezzi in cucina prima di spedirli, la compagna che lo accompagnava nei viaggi, che gli faceva da sparring partner, quando masticava un avvenimento elaborandolo, prima di cominciare a scrivere.

Scrivere era l’inizio e la fine di tutto, l’unica cosa che contava. Non diceva mai no al giornale, aspettava la chiamata con la richiesta di un articolo, lo cominciava subito, poi attendeva la telefonata di controllo, di ringraziamento, di complimenti. Aveva promesso alla famiglia che non avrebbe risposto al giornale solo il giorno in cui suo figlio giurava come ufficiale, e infatti non lo fece per due ore, poi cedette. Era morto Frank Sinatra e scrisse un articolo bellissimo col computer sulle ginocchia tornando a casa in auto, mentre Alisa guidava.

Quella scrittura fluida e impetuosa come una necessità, come un trance, come qualcosa di naturale, che sembrava sgorgare da sola, e trovare automaticamente il suo corso. La prima volta in cui abbiamo lavorato insieme, durante un vertice internazionale a Washington, a un certo punto ho fatto il giro del tavolo, gli sono passato alle spalle, per guardare il suo foglio dentro la macchina per scrivere. Quando ho visto le correzioni, quelle “X” grandi una dietro l’altra con cui tutti cancellavamo le imperfezioni, mi sono rassicurato: anche Vittorio fatica, persino quella scrittura ardente ha bisogno di qualche correzione, anche lui è umano.

Restano nei racconti di redazione le leggende zucconiane, come capita con tutti i grandi del giornalismo. Quando a Cuba con il Papa non rispondeva alle chiamate del giornale (che non sapeva se era arrivato) e infine giunse il pezzo prima della telefonata. Quando prese una stanza sotto la camera della moglie di un condannato alla sedia elettrica e fece un racconto della sua angoscia coi rumori e i movimenti dell’ultima notte, un racconto che mosse il Papa a intervenire con una lettera. Quando ripercorse con una donna a Hiroshima il suo cammino per andare all’appuntamento inconsapevole con l’atomica, poi deviato dal caso mentre l’Enola Gay stava arrivando. Quando entrò nella Cappella Sistina immediatamente prima dello Spirito Santo, pochi attimi prima che le porte si chiudessero sul Conclave e venisse proclamato l'”extra omnes”.

Lui negherebbe, correggerebbe, sorriderebbe, come quando gli dicevamo che era il più bravo di tutti. Poi con la solita fame di giornale e con la malinconia della lontananza domanderebbe come sempre: cosa si dice in redazione? Oggi una cosa sola, Vittorio: che anche noi ti vogliamo bene, e il giornale piange senza di te.

Articolo preso da : https://www.repubblica.it/esteri/2019/05/26/news/addio_a_vittorio_zucconi_l_uomo_che_viveva_il_giornalismo-227207261/amp/


via Mani che parlano… — foto e pensieri sparsi

LE MANI:

Le mani, sono il primo passaggio di molte cose spesso inosservate, ma di grande valore: la stretta di mano, simbolo di conoscenza. Il tendere una mano, sinonimo di aiuto. Una carezza, la dimostrazione di affetto. Tenersi per mano, la paura di perdersi. Battere le mani, simbolo di approvazione. Usiamo le mani per tutto questo ricordandoci di non usarle mai contro qualcun altro, perché quello è l’unico modo negativo che hanno di mostrare qualcosa.
Di Silvia Nelli.

CHE AMAREZZA!!!!


Il nostro giornalista in ospedale: “Dal governo soltanto silenzio”.

Stefano Origone in ospedale.

Stefano Origone, cronista di Repubblica colpito a manganellate giovedì durante i tafferugli a Genova: “In tanti mi hanno chiesto scusa, nessuno dall’esecutivo”. Contattato dal Quirinale e dal presidente della Camera Fico.
GENOVA – Il segno dello scarpone del poliziotto sul fianco sinistro, sotto l’ascella: l’impronta del carrarmato — sulla pelle si distinguono chiaramente il tacco col resto della suola — si è fatta livida. È con quella pedata che gli hanno rotto una costola. Le due dita della mano sinistra, indice e medio, sono state frantumate a colpi di manganello. Stefano in quel momento era a terra, rannicchiato, con le mani cercava di proteggersi il capo da un diluvio di bastonate. «E meno male», spiega il primario del pronto soccorso, Paolo Cremonesi: «Altrimenti gli avrebbero sfondato la testa a bastonate». Il resto del corpo è tutto una piaga, che ora tende al viola: sulle reni, la spalla sinistra, la scapola destra, il petto, una coscia, entrambe le tibie, una caviglia. Ha un grosso bozzo sopra l’orecchio destro. «Selvaggi», si lascia scappare il medico.

Stefano Origone, il giornalista di Repubblica colpito a manganellate giovedì da un gruppo di poliziotti durante i tafferugli di Genova, è stato operato alla mano ieri pomeriggio all’ospedale Galliera: il chirurgo ha ridotto le fratture, le ossa erano «sbriciolate». Respira a fatica per via della costola a pezzi, quella mica si può ingessare. È ricoverato al piano terra, reparto intensivo. Una piccola stanza senza bagno, divisa con un altro paziente. Resterà in osservazione ancora un paio di giorni. È stato visitato da una psicologa. «Sto bene», ripete. Ma non è vero.

Dolori dappertutto

Gli fa male dappertutto. E non riesce a smettere di pensare a quegli agenti visti in azione giovedì pomeriggio: «Mi sembravano degli animali in gabbia: stanchi, esasperati dalle provocazioni degli antagonisti. Rabbiosi. Ad un certo punto ho avuto l’impressione che volessero solo andare al di là delle barriere in acciaio, sfogare tutta la loro frustrazione». Racconta delle forze dell’ordine, che in piazza Marsala dovevano proteggere tutti i genovesi e garantirne la sicurezza durante le proteste per il comizio di CasaPound. Parla degli agenti del reparto mobile, che abbandonata all’improvviso la “gabbia” sono partiti con una furibonda carica per motivi che devono ancora essere chiariti. Hanno cominciato a picchiare chiunque gli capitasse davanti. Il cronista di Repubblica terrorizzato gridava: «Sono un giornalista». Ma quelli, niente. Gli ha salvato la vita un funzionario di polizia, che dopo averlo riconosciuto gli ha fatto scudo col proprio corpo. Però intanto, quante botte.

Ieri lo ha contattato il Quirinale: Mattarella ha chiesto notizie del suo stato di salute. Anche Fico, presidente della Camera, lo ha cercato telefonicamente per sincerarsi delle sue condizioni. Il ministro dell’Interno Salvini, no. Origone ha ricevuto in ospedale la visita e le scuse ufficiali del questore di Genova, Vincenzo Ciarambino, e del capo della squadra mobile Marco Calì. Una telefonata del prefetto del capoluogo ligure, Fiamma Spena: «Mi dispiace tanto». Sul cellulare continuano ad arrivargli messaggi di solidarietà e richieste di perdono da parte di agenti e ufficiali. «Volevo rinnovarti le mie scuse ed auguranti una pronta guarigione», scrive via WhattsApp Giampiero Bove, il vicequestore che con ogni probabilità l’altro giorno gli ha salvato la vita. Invece Salvini, da cui dipende la polizia, non si è proprio fatto sentire. Neppure il premier Conte, nemmeno Di Maio.

Giovanni Toti, il governatore ligure di centro-destra, è andato a trovarlo di persona: «Anche io ho fatto il giornalista, e ho assistito a mille cariche della polizia: i caschi sugli occhi, gli scudi antiproiettile, le maschere antigas, i lacrimogeni… non vedi nulla, ti dicono che devi sgomberare e allora sgomberi. È stato un tragico errore». Veramente in quel momento non stava accadendo nulla, gli ha risposto Origone. «Ci sta che possano avere sbagliato. La mattina si erano occupati di un presidio in porto, erano stanchi. Certo, questo non li giustifica», ha riconosciuto Toti. «In tutta questa storia ci guadagnano solo dieci squinternati di CasaPound: una città devastata, un giornalista picchiato, due auto incendiate e per loro una pubblicità che neanche Zingaretti, Salvini o Di Maio».

Secondo il governatore, i genovesi avrebbero dovuto autoregolamentarsi. «Se CasaPound è illegale, intervenga la Procura. Ma se non lo è, allora ha diritto a manifestare». E dunque? «Fategli dire quattro sciocchezze, non mischiatevi a chi tira sassi altrimenti ne diventate complici: andate da un’altra parte — che so, al Porto Antico — e manifestate in silenzio con al collo il cartello “CasaPound mi fa schifo”. Questo è il confronto». Gli ha replicato Stefania, la moglie di Stefano che da giovedì non lo lascia un secondo: «Io quelli di CasaPound li avrei mandati in qualche paesino in collina, come si fa coi rave party. Non nel centro della città».

L’ordine di caricare

Marco Bucci, sindaco (anche lui centro-destra) di Genova, a suo tempo ha negato il patrocinio al Gay Pride nel capoluogo ligure, giudicandolo «divisorio». Il primo cittadino ha telefonato nel pomeriggio, preferendo non parlare di quanto accaduto giovedì. «Mi ha chiesto come mi sentivo. Amareggiato». Invece il procuratore Francesco Cozzi nella sua chiamata qualche domanda sull’aggressione l’ha fatta. «Ma per ora ho solo dei flash, forse l’emozione è ancora troppo forte». Stefano si ricorda di militari e poliziotti «confusi, disorientati: i sottufficiali continuavano a rimetterli in riga, cercando di calmare gli animi mentre su di loro piovevano pietre e bottiglie. Un agente di mezza età estraeva dal tascapane dei lacrimogeni e li passava ad un collega. Aveva uno sguardo terribile. Carico d’odio». La carica. «Mi sono ritrovato a terra, gridavo fino a piangere. Poi un grosso scarpone vicino al volto. E all’improvviso, il buio».

Articolo preso da : https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/25/news/il_nostro_giornalista_in_ospedale_dal_governo_soltanto_silenzio_-227122132/amp/.

COSA NE PENSATE?


Pensioni, il taglio sugli assegni voluto dal M5s: ecco chi perde fino al 40% da giugno.

Dal prossimo giugno circa 24mila pensionati italiani con un assegno superiore ai 100mila euro lordi l’anno subiranno il taglio annunciato nella scorsa legge di Bilancio dal governo. La tagliola scatterà per tutti, ma con vigore diverso a seconda dell’ammontare dell’assegno. Stando al meccanismo controverso voluto dal Movimento Cinque Stelle, le percentuali di decurtazione scattano in modo progressivo al di sopra del tetto dei 100mila euro: dal 15% sulla parte di pensione fino a 130mila euro, per poi arrivare al 40% sulla quota che supera il mezzo milione di euro.

Il taglio in arrivo a giugno si va ad aggiungere anche all’altro sacrificio preteso dai pensionati, cioè l’ennesimo blocco sulla rivalutazione basata sull’inflazione, una decisione che riguarda in questo caso ben 5,6 milioni di italiani.

Non tutti però dovranno subire la tagliola della riduzione dell’assegno. Stando all’ultima circolare dell’Inps, in base alla legge, sono escluse le varie pensioni di invalidità e quelle che risultano dal cumulo con casse private oppure da totalizzazione.

Articolo preso da : https://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13465719/pensioni-taglio-giugno-40-per-cento-5-6-milioni-italiani-tagliola-fiscale.amp

AIUTATE LA RICERCA SULLA SCLEROSI MULTIPLA!!!


Dal 25 maggio al 2 giugno torna la Settimana Nazionale della sclerosi multipla.

Il consueto appuntamento di AISM con l’informazione sulla SM, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Tutti gli appuntamenti.

World MS Day 2019

La sclerosi multipla, grave malattia del sistema nervoso centrale, è la prima causa di disabilità nei giovani dopo gli incidenti stradali. Cronica, imprevedibile e spesso progressivamente invalidante, colpisce una persona ogni 3 ore, viene per lo più diagnosticata tra i 20 e i 40 anni in maggioranza nelle donne con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Le persone con SM sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia.

Dare visibilità alla sclerosi multipla (SM)” è il claim della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla di quest’anno. Il messaggio si richiama a quello della campagna #MyInvisibleMS  della Federazione Internazionale della SM (MSIF) lanciata in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sclerosi multipla, che il 30 maggio di quest’anno si celebra per l’undicesimo anno in 70 Paesi.

Il consueto appuntamento di AISM con l’informazione sulla malattia si celebra dal 25 maggio al 2 giugno prossimi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con una settimana ricca di appuntamenti.  L’obiettivo è parlare di sclerosi multipla. È infatti fondamentale che di questa malattia ciascuno, anche se non direttamente coinvolto, riceva informazioni corrette, per comprenderne difficoltà e complessità, senza dar credito a “luoghi comuni”.

«“Rendere visibile” la sclerosi multipla vuol dire che la SM non sia un ostacolo alla vita di tante persone, ma sia parte della vita stessa: per AISM rappresenta l’impegno a fare in modo che la SM, condizione di vita di tanti giovani e di tante persone, sia una sfida che nessuno deve affrontare da solo, ma tutti insieme. È così che la SM si può vincere davvero, ogni giorno». Dichiara Angela Martino presidente Nazionale di AISM.

Sarà un’occasione per informare sugli ultimi sviluppi della ricerca scientifica di eccellenza, quella che mette al centro la persona con SM e che permette di avere oggi una migliore qualità di vita. Ma anche l’advocacy e i diritti delle persone avranno un peso centrale: con la presentazione del Barometro della Sclerosi Multipla 2019, la fotografia della sclerosi multipla aggiornata ogni anno dall’osservatorio AISM, e gli avanzamenti dell’Agenda della SM 2020.

 

Le erbe aromatiche di AISM

 

Alla Settimana Nazionale della SM è legato il 45512, numero solidale di AISM: per garantire il sostegno a progetti di ricerca legati alla forma progressiva di sclerosi multipla, la forma più grave, a oggi orfana di trattamenti efficaci. Gli importi della donazione saranno di 2 euro da cellulare personale Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, CoopVoce, Tiscali; di 5 euro da chiamata da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile; di 5 o 10 euro da chiamata da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, e Tiscali.

Gli appuntamenti più importanti della Settimana Nazionale 2019.

Le erbe aromatiche di AISM

25 – 26 maggio . Le Erbe Aromatiche di AISM.

La Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla, parte con l’iniziativa di raccolta fondi e di informazione sulla ricerca promossa da AISM con la sua Fondazione FISM. In circa 500 piazze italiane, verranno fornite informazioni sulla ricerca scientifica finanziata dall’Associazione e sarà una occasione per raccogliere fondi che saranno interamente devoluti alla ricerca. A fronte di una donazione di 10 euro, si potrà portare a casa un tris di salvia, rosmarino e timo, un mix di colori, profumi e aromi con cui abbellire gli ambienti domestici o insaporire i piatti.

Articolo preso da : http://www.forumterzosettore.it/2019/05/23/dal-25-maggio-al-2-giugno-torna-la-settimana-nazionale-della-sclerosi-multipla/