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Anche se vieni dagli altri ferito nulla ti serve legartela al dito perché sovente chi umilia di più vorrebbe avere le cose che hai tu!!!!

VOI COSA NE PENSATE?


Salvini: «Riapriamo le case chiuse, fare l’amore fa bene».

 

Articolo Img

«Riapriamo le case chiuse». Lo chiede il leader della Lega Matteo Salvini che in un’intervista a «Radio anch’io» dice: «Fare l’amore fa bene, drogarsi no. Per questo sì a controllo dello Stato su prostituzione e no alla liberalizzazione».

«Riapriamo le case chiuse»

«In tutto il mondo civilizzato – aggiunge Salvini – è lo Stato e non la criminalità a gestire la prostituzione. Riapriamo le case chiuse e tassiamo la prostituzione». «Prostituirsi è una scelta – ha poi aggiunto. C’è chi sceglie, invece di fare l’ insegnante, il poliziotto, il muratore o il giornalista a Rai Radio 1, di prostituirsi, per soldi. È una scelta, nel mondo sviluppato non si fa finta di niente. Oggi in Italia questo mercato lo gestisce la criminalità. E riguarda 80 mila persone. In Austria, Svizzera, Germania si mettono le regole, si danno garanzie è un lavoro come un altro che si fa per scelta ed è sanitariamente tutelato e tassato. Io al Governo voglio un paese con delle regole». E sul tema delle case chiuse interviene anche il senatore Antonio Razzi che dice: «Penso che Papa Francesco, visto che è anche uno sportivo in tutto, sarebbe felice». «Sarebbe contento – ha detto Razzi a Radio Cusano Campus – di togliere dalle strade tutte queste donne infreddolite e provocatorie, che magari vengono frustate, picchiate, derubate e sfruttate. Anche il Papa sarebbe contento della riapertura delle case chiuse, almeno teniamo le strade pulite».

Razzi: «Chi è sposato prima pensa alla famiglia poi può divertirsi»

E ancora Razzi aggiunge: «C’è la mia proposta del 2006. Questa è una mia battaglia storica e mi fa piacere sapere che Matteo Salvini la appoggia. Quando andremo noi al Governo cercheremo di risolvere questo problema. Per salvaguardare le donne e le strade, che non devono essere invase da personaggi senza scrupoli che sfruttano le donne. Chi è sposato non può spendere tutti i soldi con le prostitute, prima deve pensare alla propria famiglia, poi se si vuole divertire può andare ogni tanto, ma prima deve pensare alla moglie e ai figli. Altrimenti non si sposava e restava libero come un uccello. La nostra mentalità latina e italiana è quella che quando uno ha un matrimonio deve pensare alla famiglia».

Di Maio: «Case chiuse? Non nel programma»

Di case chiuse ha parlato anche a Corriere Live il candidato premier del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio: «Non sono nel nostro programma. Siamo impegnati soprattutto con la tutela delle donne e contro la tratta delle prostitute»

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/www.corriere.it/politica/18_gennaio_16/salvini-riapriamo-case-chiuse-fare-l-amore-fa-bene-399ed982-fab0-11e7-88bf-04c0b4baa14a_amp.html

Commenti anonimi presi dai social:

1) La prostituzione e chi la gestisce non verrà mai debellata. Se vogliamo tenere sotto controllo il fenomeno, riapriamo le case chiuse.

2) Qualche volta, una scelta immorale può essere la soluzione giusta? Forse si.

3) Non so se però se è possibile farlo in Italia, c’è troppa corruzione. Le case chiuse potrebbero diventare un altro modo per far lavorare la gente al nero e per coinvolgere comunque minorenni. Sarebbero necessari controlli continui.

4) Voi avete il cervello che non funziona se pensate di risolvere la tratta degli esseri umani costretti a prostituirsi con l’apertura delle case chiuse. Io non so d’accordo.

5) Trasformiamo la prostituzione in una attività imprenditoriale?

6) É davvero scandaloso lo schifo di prostituzione che c’è in giro.

CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA CI MANCHERÀ TANTISSIMO. 💗♥💖


2019-02-28 14.07.22

2019-02-28 14.08.09

Foto prese da : https://m.facebook.com

La morte non è niente:

La morte non è niente,                   io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.

DHenry Scott Holland.

Dite la vostra.


Reddito di cittadinanza, l’Inps mette on line il modulo per chiedere il sussidio.

L’Inps ha pubblicato sul sito il modulo per chiedere il reddito di cittadinanza.

SCARICA IL MODULO

Il modulo è composto di 4 pagine di spiegazione e 5 di dati da compilare. Numerose le richieste: oltre al rispetto dei
requisiti, chi fa domanda deve dichiarare di aver compreso tutti i passaggi necessari, i motivi di decadenza e le sanzioni in cui si incorre. Nel modulo si ricorda anche che «in caso di esaurimento delle risorse disponibili» l’entità del beneficio sarà «rimodulata».

Il reddito di cittadinanza, disciplinato dal decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, è un sostegno per famiglie in condizioni disagiate finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale. Consiste in un beneficio economico accreditato ogni mese sulla carta “RdC”, una nuova carta prepagata, diversa da quelle rilasciate per altre misure di sostegno. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più persone di età pari o superiore a 67 anni, il reddito di cittadinanza assume la denominazione di pensione di cittadinanza. Per sapere come si presenta la domanda, quali sono i requisiti, gli adempimenti e l’importo, e per avere ulteriori informazioni su questo beneficio economico, è possibile consultare il manuale del reddito di cittadinanza.

All’Inps, ancora senza presidente, intanto è tutto pronto per iniziare, dal prossimo 6 marzo, a ricevere le domande per il reddito di cittadinanza. Ad assicurare che la macchina per l’avvio del nuovo sussidio è in pieno movimento è lo stesso istituto di previdenza. Anche la procedura informatica è stata già realizzata e l’Inps sarà in grado già da metà aprile di trasmettere alle Poste il flusso degli ordinativi di accreditamento sulle carte emesse per avere il sussidio.

Per rendere pienamente operativa la macchina del reddito di cittadinanza saranno comunque necessari almeno altri 15 atti, tra decreti attuativi, a partire da quelli su piattaforme web e monitoraggio delle spese, e intese con le Regioni, dai navigator ai Patti per il lavoro. Tutta da costruire anche la struttura dei controlli, per la quale servirà coinvolgere il Garante della Privacy e, con apposita convenzione, la Guardia di Finanza.

Alcune norme secondarie erano già previste dal testo originario del decretone, altre sono state aggiunte nel primo passaggio al Senato, a partire da quelle legate alla tutela della privacy. Alcune non sono obbligatorie ma eventuali, come la possibilità, con decreto attuativo, di aggiungere tipologie di spese che si possono sostenere con il reddito – rispetto a quelle già previste dalla carta acquisti – o di modificare l’entità dei prelievi di contanti. O ancora le modalità per presentare la domanda assieme alla dichiarazione sostitutiva unica. Per consentire l’accesso dei cittadini alla Dsu precompilata è previsto comunque un ulteriore decreto attuativo, sentiti Inps, e Garante.

La macchina dei controlli non sarà invece pienamente operativa prima di fine aprile, termine entro cui adottare un decreto di concerto con il Mef e sempre sentito il Garante, per il monitoraggio delle spese. Va inoltre stipulata una convenzione con la Guardia di Finanza mentre l’Inps dovrà adottare un provvedimento ad hoc, sentito il Garante, per l’acquisizione delle informazioni necessarie a verificare i requisiti di accesso al beneficio.

Sempre entro aprile il ministero guidato da Luigi Di Maio dovrà anche stilare la lista dei Paesi extra Ue dai quali non è possibile ricevere documentazione su patrimonio e composizione del nucleo familiare, uno dei paletti aggiunti al Senato. Entro luglio poi andrà adottato il decreto per la suddivisione del beneficio ai vari componenti del nucleo familiare, che riceveranno la loro parte ciascuno con una card. Luglio è anche il termine che hanno i comuni per attivare «le procedure amministrative per l’istituzione» dei lavori socialmente utili, fino a 16 ore, per i percettori del reddito. C’è poi la partita con le Regioni, senza scadenza specifica ma con l’urgenza di essere chiusa per fare partire la riforma dei centri per l’impiego. I governatori andranno sentiti sia per l’assunzione dei navigator da parte dell’Anpal, sia per predisporre un modello il Patto per il Lavoro, e un accordo servirà anche per stabilire i casi di esonero dagli obblighi.

Articolo preso da : https://www.ilmessaggero.it/AMP/economia/reddito_cittadinanza_modulo_come_funziona-4328665.html

Voi cosa ne pensate?


In Italia c’è l’asilo per cani… con tanto di pagella di fine anno!

Si chiama Federica la donna che ha dato alla luce “Dog is good” un asilo vero e proprio per gli amici a quattro zampe: da quando ha aperto, ben 285 sono stati ospitati dalla struttura!

Tanti cani.

La domanda sorge spontanea: quando non hanno voglia di andare, come lo fanno capire ai propri padroni? Già, perché in Italia anche per i cani pare esistere l’obbligo scolastico! Succede a Seregno, piccolo comune situato nella bassa Brianza, dove è stata creata una scuola per gli amici a quattro zampe.

Si tratta di un vero e proprio asilo, con tanto di giornata scandita come avviene per qualsiasi bambino: l’ingresso è stabilito dalle 7.30 alle 9.30 dal lunedì al venerdì, poi iniziano le attività. Un paio di ore sono dedicate alle corse e alle passeggiate al parco, c’è la ‘pappa’ e poi il riposino pomeridiano. Nel pomeriggio, nuova sgambettata prima della merenda. Dalle 17.30 iniziano ad arrivare i padroni e il programma può dirsi concluso.

Se non c’è il sole, non c’è problema. Quando piove, infatti, ci si organizza di conseguenza: l’asilo è attrezzato con un’area giochi dove i cani possono dilettarsi in esercizi di attivazione mentale, percorsi ad ostacoli e… l’altalena!

L’idea è venuta a Federica che, abbandonato il proprio lavoro nel marketing, ha deciso di dedicarsi agli animali, mettendo loro a disposizione 200 metri quadrati in cui diventare veri e propri alunni. Il nome? “Dog is good“.

Un cane con dell'erba in bocca.

Mancano giusto il grembiule e la lavagna, ma per il resto c’è tutto. Comprese le note sul registro e la consegna, a fine anno, delle pagelle.

“Ho sempre amato i cani – racconta Federica – ma ho potuto adottarne uno solo quando sono andata a vivere da sola”. Oltre a divertirsi, nell’asilo i cuccioli imparano e migliorano tanto:

La giornata in asilo porta ad un generale miglioramento nel comportamento. I cani sono più docili, più propensi alla relazione con gli umani e tra di loro!

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.foxlife.it/amp/2019/02/26/asilo-cani-italia/

2019-02-28 09.22.28

Foto prese da : https://mobile.twitter.com/mattino5/status/1101030446761238528

Non si puó morire a 28 anni in Italia!!!! Vogliamo sapere il perché!!! CHI HA SBAGLIATO DEVE PAGARE!!!


Pistoia, morta a 28 anni dopo essere stata rimandata a casa 4 volte dall’ospedale.

Pistoia, morta a 28 anni dopo essere stata rimandata a casa 4 volte dall'ospedale

Rimandata a casa per quattro volte dall’ospedale San Jacopo di PistoiaCristiana Capecchi, 28 anni, è morta per una crisi respiratoria. La giovane aveva una brutta broncopolmonite e si era recata diverse volte all’ospedale nelle ultime tre settimane, ma dopo essere stata visitata era sempre stata dimessa. Domenica scorsa la 28enne, impiegata, residente nel comune di Marliana, dopo una crisi respiratoria è andata in arresto cardiaco ed è morta dopo essere arrivata in condizioni disperate con l’ambulanza in ospedale.

Sul caso la Asl ha aperto un’indagine interna, disponendo l’autopsia, che si terrà domani. Il direttore del dipartimento di emergenza urgenza ha convocato un audit clinico interno con il responsabile del Dea di Pistoia e con gli operatori medici che hanno gestito il caso. La direzione sanitaria dell’ospedale inoltre ha segnalato il decesso al rischio clinico aziendale che ha iniziato, secondo le procedure nazionali, i percorsi di analisi del caso.

L’Azienda sanitaria, informa una nota, ha richiesto anche il riscontro diagnostico che verrà effettuato giovedì prossimo e a seguito del quale l’Azienda deciderà se procedere con eventuali provvedimenti. La giovane è arrivata domenica alle ore 20.30 al Dea di Pistoia in arresto cardiaco, trasportata dal 118. «Le manovre rianimatorie erano già cominciate al domicilio dove si è resa necessaria l’intubazione e sono proseguite senza interruzione durante tutto il percorso da casa all’ospedale, con l’ausilio della rianimazione automatica grazie al dispositivo Lucaa», informa la Asl.

Giunta al Dea che era già stato allertato dalla centrale 118 dell’arrivo di un codice rosso (un livello 1 secondo la nuova nomenclatura dell’emergenza), la giovane è stata presa immediatamente in carico dai medici, dal cardiologo e dal rianimatore. «Al Dea gli operatori hanno proseguito ininterrottamente le manovre rianimatorie senza nessun risultato fino a dover constatare il decesso», ha fatto sapere la Asl.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.ilmessaggero.it/AMP/italia/morta_pistoia_ospedale_cristiana_capecchi_28_anni-4328262.html


Non a Roma. Non a Via Veneto. E non se hai una Ferrari.

via Problemi di parcheggio? — TANTOPREMESSO.it

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Foto prese da : https://www.google.com/search?q=se+hai+una+Ferrari+puoi+parcheggiare+ovunque&oq=se+hai+una+Ferrari+puoi+parcheggiare+ovunque&aqs=chrome..69i57.30557j0j7&client=ms-android-samsung&sourceid=chrome-mobile&ie=UTF-8#imgrc=bQBXjtIsC2LiwM:

Ferrari sul posto riservato ai disabili
Un nonno «pizzica» abusi e barriere.

Nella zona dell’Alto Sebino Vincenzo Cassis ha dato il via a un gruppo su Facebook per richiamare l’attenzione sui problemi di chi convive con l’handicap: già 800 gli iscritti.

Pilastri in mezzo al parcheggio, bagni per disabili in cima a una scala, marciapiedi ostruiti dal «muso» delle vetture, e tanti, tanti, troppi che occupano abusivamente i parcheggi con le strisce gialle. C’è di tutto nelle fotografie pubblicate dal gruppo Facebook «Sofia non tace», iniziativa nata nell’Alto Sebino per denunciare gli abusi che le persone disabili devono quotidianamente sopportare e per dare voce a tutte le persone che vivono in carrozzina o hanno altri problemi fisici. In particolare agli enti pubblici, chiedono il riconoscimento e il rispetto dei loro diritti e la campagna social sta dando i primi risultati.

Ferrari sul posto riservato ai disabili Un nonno «pizzica» abusi e barriere

Commenti anonimi presi dai social :

1) Quando vedo certi presuntuosi senza arte né parte che parcheggiano la Ferrari, che comandano manco fossero Steve Jobs;

2) Questi vogliono comprarsi la Ferrari ma non hanno i soldi per la benzina che fanno la parcheggiano e la guardano;

3) Solo perché Ferrari fa scalpore ma quante auto anonime parcheggiano tutti i giorni nei posti per disabili nella più completa indifferenza?;

4) La disinvoltura con la quale i cinesi parcheggiano e abbandonano le loro Ferrari e Lamborghini a bordo strada è stupefacente;

5) L’arroganza non è solo di chi ha la Ferrari ormai l’arroganza intera Basta avere un Suv una Mercedes un BMW e si sentono tutti i padroni del mondo e vanno in giro a 160 orari e parcheggiano sui parcheggi per disabili nei centri commerciali. Questi sono italiani di M…..;

6) Senatori che parcheggiano le loro Ferrari sulle strisce senza esser multati vs povera gente che nn arriva a fine mese costretta a rubare;

7) Ormai a Roma le Ferrari si parcheggiano dove si riesce.

SE VOLETE DITE LA VOSTRA.

 

IMMAGINE DEL GIORNO :


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Alba e tramonto di Syria:

Ormai è tardi per riparare
a tutti gli errori che potevo evitare
ma quale altro ma quale momento
poi guardo in alto e sta per fare giorno
splende sul mondo
Sembrava tutto perfetto ma cosa abbiam fatto
per distruggerci adesso
in questa stanza senza di te
dopo anche l’ultima notte fa
giorno alba e tramonto sì
la vita è un giorno alba e tramonto Certi momenti durano poco
è giusto così non cercarmi di nuovo
poi viene sera e il sole tramonta
da un’altra parte risorge e fa
giorno alba e tramonto sì
la vita è un giorno alba e tramonto
La vita capita che capita a me passano
i giorni rimpianti sì perché
giorno alba e tramonto
la vita è un giorno alba e tramonto
giorno alba e tramonto.
Video da guardare: https://youtu.be/zNPWtVxWkR0

CHI È STATO DEVE PAGARE!!!


OTTO CAVALLI MORTI MISTERIOSAMENTE

L’associazione onlus Ihp (Italian Horse Protection), da poco stabilitasi a Tignano, si è vista costretta a rivolgersi ai carabinieri.

C’è mistero, oltre che grande dispiacere, attorno alla morte di otto cavalli tenuti allo stato brado a Tignano, nel Volterrano, dall’associazione Ihp (Italian Horse Protection), onlus alla quale vengono affidati cavalli o dai proprietari o a seguito di sequestri giudiziari.

Le morti sarebbero avvenute nel corso delle ultime settimane, da quando l’associazione ha trasferito i cavalli dalla vecchia sede di Montaione a quella nuova di Tignano.

“All’inizio di gennaio – hanno raccontato dall’associazione -, subito dopo il trasferimento nei nuovi bellissimi terreni di Tignano, ben otto dei cavalli affidati alle cure di Ihp sono morti all’improvviso, senza avere presentato nessun sintomo di malessere e senza essere affetti da alcuna patologia. Come potete immaginare, abbiamo provveduto immediatamente a inviare campioni e corpi presso laboratori e istituti di ricerca per fare autopsie e analisi. Contemporaneamente ci siamo rivolti alle Forze dell’Ordine e alle autorità sanitarie locali e nazionali, visto che la dinamica delle morti rendeva palese che si trattasse di un avvelenamento. Abbiamo anche sporto denuncia contro ignoti, perché tra le ipotesi vi è quella di un gesto doloso. Abbiamo inoltre limitato gli spazi e i movimenti degli altri cavalli, decidendo anche di chiuderli di notte in due capannoni chiusi a chiave, in attesa di conoscere le cause dei decessi e intervenire di conseguenza”.

“Purtroppo – proseguono dalla onlus Ihp – ad oggi non è ancora chiaro cosa sia successo. Per quanto possa sembrarci assurdo, gli esami autoptici non hanno fornito dati sufficienti per seguire una pista specifica e gli altri rilevamenti effettuati sui terreni non hanno ancora permesso di identificare possibili cause. Stiamo verificando tutte le ipotesi possibili. In queste settimane vari esperti hanno analizzato minuziosamente terreni, piante, alghe e falde acquifere presenti nei terreni per verificare la presenza di sostanze tossiche. Non è stato riscontrato nulla di inusuale o potenzialmente letale”.

“Alcune analisi su sangue e tessuti sono state effettuate da laboratori sia in Italia che all’estero ma i dati emersi finora non forniscono risposte sufficienti: per questo motivo stiamo chiedendo con forza da molti giorni ai veterinari e alle autorità di accelerare e ulteriormente approfondire le ricerche. Finora neanche le indagini delle Forze dell’Ordine hanno condotto a nulla. Escluse origini virali o infettive, resta la diagnosi di intossicazione acuta, troppo vaga però per dirsi soddisfacente. Nel frattempo il livello di mobilitazione e stress è difficile da descrivere: la gestione di oltre 50 cavalli è sempre complicata, ma l’impossibilità di lasciarli pascolare liberamente moltiplica il lavoro e crea la necessità di prevenire incidenti generati dalle condizioni anomale del momento attuale. Stiamo garantendo periodi quotidiani di rilascio in aree recintate per tutti i cavalli ma siamo lontani dalla situazione ottimale a cui vogliamo tornare al più presto possibile. Nessuno degli altri cavalli ha mai manifestato sintomi di alcun tipo, pur avendo condiviso pascoli e acqua con gli 8 deceduti, nei giorni successivi al trasloco”.

“Per noi di IHP – concludono dall’associazione -, che facciamo del benessere del cavallo il pilastro della nostra missione, una situazione del genere è al limite del sopportabile. Ma dobbiamo continuare a lottare finché chiarezza, ed eventualmente giustizia, non saranno fatte. D’altronde lottare per i diritti dei cavalli è la nostra missione, e per quanto queste morti assurde possano averci ferito, e possano aver ferito voi che ora ne venite a conoscenza, noi non ci arrendiamo. Lo dobbiamo ai cavalli, che non meritavano di certo di morire così. E lo dobbiamo a voi, che in noi riponete la vostra fiducia. In queste settimane abbiamo deciso di tenere la notizia riservata per evitare possibili problemi alle indagini, ma crediamo che a questo punto sia doveroso parlarne apertamente perché tutto ciò che poteva essere fatto sinora non ha condotto a risposte definitive e la situazione continua a essere emergenziale”.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.quinewsanimali.it/amp/volterra-tignano-otto-cavalli-morti-misteriosamente-italian-horse-protection.htm

ANDREA PARODI:


Video preso da : https://youtu.be/ciKuuilHr98.

61 anni fa nasceva Andrea Parodi

L’indimenticabile bardo della Sardegna Morì nel 2006 di cancro, ma tutto il mondo della canzone popolare non l’ha mai scordato.

E’ impossibile dimenticare il suo ultimo concerto all’ Anfiteatro romano di Cagliari il 22 settembre 2006. Segnato nel corpo dalla malattia incurabile, ma non nello spirito, Andrea canta, ride e scherza con il pubblico . Durante quella serata indimenticabile si scuserà con gli amati spettatori se ogni tanto si dovrà sedere per la stanchezza.

Lo sguardo rivolto verso la sua giovane moglie, Valentina, mentre canta sarà una dichiarazione d’amore struggente fatta con il sorriso e con estrema dolcezza. Non avrebbe potuto riposare se ancora una volta non avesse cantanto il suo amore per la sua famiglia (Andrea ha lasciato due figlie) , per la sua terra e per la vita.

Valentina Casalena che oggi è la presidente della fondazione Andrea Parodi raccontò sempre nela stessa intervista così gli ultimi istanti di vita di un grande artista italiano che l’Italia ha faticato a riconoscere, relegandolo per troppo tempo a cantastorie locale, senza riconoscerne il ruolo di autore impegnato di un’intero Paese, e non solo sardo: “In uno degli ultimi concerti, lui dice che, quando muore una persona cara, bisogna andare avanti e sperare di rincontrarla, un giorno. Lo dice presentando un brano, Armentos, scritto anni prima, che per me oggi è un segno. Andrea l’ha ripreso nel 2004: gli piaceva il senso del parallelo tra i pascoli terreni e i pascoli divini. E dice proprio questo: se pensiamo a come sarà bello il momento del riincontro, ci passa la tristezza dell’assenza di oggi. E’ scontato dirlo, ma per me è davvero così: io lo penso vivo, ed è la prima volta che mi capita una cosa del genere. Quando Andrea ha chiuso gli occhi, tra me e me ho detto: “Ora ricomincio a cercarti, ti ricerco”. Come ho fatto all’inizio, nei primi tre anni, in cui non lo conoscevo, ma a mio modo da semplice fan lo cercavo. Per me ora è iniziata una nuova fase, in cui devo di nuovo cercarlo, in un’altra maniera. Credo sia questo: sentirlo vivo, lavorare per lui, crescere le nostre figlie. Il mio quotidiano è tutto incentrato su di lui, in modo positivo, verso il futuro. Questo mi dà la serenità. Mi dà una forza incredibile.

Arrivederci Andrea! Tutta la Sardegna non ha mai smesso di cercarti.

Articolo preso da : https://giornaledellospettacolo.globalist.it/musica/2017/04/28/61-anni-fa-nasceva-andrea-parodi-391140.html

Video preso da : https://youtu.be/yrLiWeAdhWU.

 

 

SEMPRE E SOLO PER FARE ODIENS!!!


Pomeriggio 5, bomba di Barbara D’Urso su Silvio Berlusconi: “Mi fece la corte, lo rifiutai perché era…”

Racconti maliziosissimi a Pomeriggio 5 di Barbara D’Urso, dove si è parlato nuovamente del corteggiamento che Silvio Berlusconiaveva riservato alla conduttrice. Ad introdurre il tema è stato Vittorio Sgarbi, ospite in studio. E il critico d’arte ha ricordato come Carmelita riservò al Cav un “no”. A quel punto, la D’Urso, ha voluto mettere i proverbiali puntini sulle i: “No, allora, già ho capito che è un pomeriggio difficile”, ha premesso. E ancora: “Non sono io che sostengo, o ad aver divulgato di non aver mai avuto una storia sentimentale con il presidente Silvio Berlusconi, ma è stato lui (Berlusconi stesso, ndr)che lo ha voluto divulgare in diretta, peraltro davanti a me, tempo fa”. Poi ha confermato nuovamente il tutto: “È vero, è vero. Anni fa il dottor Silvio Berlusconi mi fece la corte. Io ero molto piccola, anche lui era più giovane. Ma io non ho mai accettato la sua corte, perché in quel periodo lui era…”. E a completare la frase lasciata in sospeso da Carmelita ci ha pensato Sgarbi: “Era ancora sposato”. Nuovi, succulenti, particolari.

COSA NE PENSATE?


A Star is Born, una Grande Storia d’Amore e di Musica.

Bradley Cooper e Lady Gaga sono i protagonisti di “A star is born”, film drammatico-romantico, che narra di una tormentata storia d’amore e di crescita personale.
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Trama di A Star is Born:

A Star is Born il film rappresenta la quarta versione cinematografica, in cui viene raccontata la struggente storia d’amore tra due cantautori alla ricerca del loro posto nel mondo.

trama di a star is born

Bradley Cooper interpreta un musicista, ormai arrivato al culmine della sua carriera di nome Jackson Maine. Quando pensa di aver chiuso con il suo percorso artistico conosce e si innamora Ally, il cui volto è dato da Lady Gaga.

Entrambi condividono la grande passione per la musica, e sarà proprio l’incontro con Jackson che inciterà Ally a continuare a credere nel suo sogno, ovvero quello di diventare una grande cantante, nonostante le numerose porte sbattute in faccia.

Nasce così un sodalizio artistico che si basa soprattutto su una relazione distinta da un sentimento molto forte. Jackson nei suoi spettacoli è sempre affiancato sul palco da Ally, il cui talento non passa di certo inosservato ad un manager ambizioso che le propone di lavorare come solista.

La ragazza accetta ed inizia così la sua scalata verso il successo: il pubblico ama la sua voce e la sua voglia di comunicare tutto ciò che ha dentro attraverso un’energia esplosiva. 

Ma il successo di Ally impaurisce Jackson che comincia a fare i conti con se stesso e con i demoni racchiusi in lui.

Soundtrack da A Star is Born:

Il film è costellato da brani che hanno avuto un impatto positivo sul pubblico: si parla di canzoni forti che esprimono un sentimento, raccontano qualcosa di importante ed arrivano dritti al cuore. 

soundtrack da star is born

Partiamo dalla colonna sonora, Shallow, candidata agli Oscar 2019, che ha avuto un grande successo sia in radio che su Youtube, e che sintetizza perfettamente, all’interno delle sue strofe, la vita e il cammino dei due protagonisti.

Non possiamo annoverare poi  I’ll never love again, un brano struggente cantato, in due momenti diversi della pellicola, prima da Bradley Cooper, che in questo film ha messo in mostra le sue doti di cantante oltre a quelle di attore e registra, e poi da Lady Gaga, che accompagna un momento toccante della trama.

 

Video presi da : https://m.youtube.com

Foto presa da : https://www.google.com/search?q=film+lady+gaga+e+bradley+cooper&tbm=isch&ved=2ahUKEwioqNTW29ngAhWI2-AKHU2uDe4Q2-cCegQIABAC&oq=film+lady+gaga+&gs_l=mobile-gws-wiz-img.1.0.0l5.2448.3659..5601…0.0..0.143.730.5j2……0….1………30i10.e0JDrUbdyNE&ei=dVt1XOiZPIi3gwfN3LbwDg&bih=560&biw=360&client=ms-android-samsung&prmd=vni

Voi cosa ne pensate? Siete pro o contro?


Amazon, in tutta la Lombardia lo sciopero delle consegne. I driver: “Troppi pacchi e condizioni di lavoro estenuanti”.

Si fermano i corrieri. Presidio sotto la sede del colosso a Milano. Con i lavoratori anche il segretario della Cgil Maurizio Landini

I driver di Amazon fermano le consegne in tutta Lombardia e protestano a Milano. Martedì 26 febbraio, in piazza XXV Aprile a partire dalle 10, i corrieri dei pacchi andranno a manifestare con un presidio sotto gli uffici della sede del colosso digitale. Dalle 14 è atteso anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Torniamo a scioperare nella filiera di Amazon per denunciare i carichi di lavoro a cui sono sottoposti i driver che tutti i giorni consegnano i pacchi nelle case dei consumatori digitali”, fanno sapere in una nota Filt Cgil-Fit Cisl-Uil trasporti. “I driver – si legge nel comunicato – sono le uniche facce che chi acquista incontra del complesso sistema di distribuzione delle merci del colosso mondiale, diventano in definitiva la faccia con la quale Amazon entra in contatto con i propri clienti, eppure oggi sono quelli sottoposti a ritmi di lavoro estenuanti, un numero di pacchi consegnati che arriva anche al doppio di quelli che mediamente consegna un driver. Un sovraccarico che mette a rischio la sicurezza dei lavoratori e la qualità del servizio offerto. Le aziende in appalto per accaparrarsi qualche rotta in più spremono i dipendenti per consegnare tutto ciò che gli è stato assegnato anche quando il furgone è colmo di pacchi. Non si prendono in considerazione le condizioni meteo, la lunghezza dei tragitti, il traffico. L’importante è consegnare tutto e velocemente”.

Durante il periodo di novembre e dicembre, denunciano i lavoratori, il numero dei dipendenti assunti per le consegne dalle aziende in appalto ad Amazon è triplicato ma erano tutte assunzioni a tempo determinato. Un fenomeno diffuso nel settore. “Dopo il picco natalizio infatti decine di lavoratori e lavoratrici sono rimasti a casa. Tuttavia le quote di mercato conquistate da Amazon aumentano ma a questo incremento non ne segue un efficiente incremento del personale. Al contrario vi è un ancora troppo diffuso utilizzo di partite Iva con un unico committente. Sembra che Amazon faccia finta di non guardare alla sua crescita e ‘viva alla giornata’”, prosegue il comunicato in cui si fa sapere che “ad ottobre 2018 era stato raggiunto un accordo di filiera che uniformava il trattamento retributivo dei driver in tutta la Lombardia. Oltre a confermare l’applicazione del contratto collettivo della logistica, l’accordo prevede di norma un limite all’orario di lavoro giornaliero che prima non veniva rispettato. Affinché l’accordo possa essere rispettato è previsto l’installazione di timbratrici che dopo quattro mesi stiamo ancora aspettando”.

E ancora: “Persiste tutt’oggi da parte di queste aziende una resistenza sulla retribuzione dello straordinario che loro stesse pretendono dai dipendenti, continui sotterfugi per aumentare la flessibilità e nessuna risposta sulle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali. A questo possiamo aggiungere i ritardi nel pagamento degli stipendi, le buste paga costantemente sbagliate, le franchigie per i danni ai mezzi utilizzate come strumento di autofinanziamento aziendale, la difficoltà delle aziende a stare dentro le regole”. Filt Cgil – Fit Cisl – Uil trasporti chiedono quindi “un intervento responsabile ad Amazon sulla filiera che viene frammentata sempre di più ed un piano concreto sul carico di lavoro e sulle assunzioni per redistribuire le consegne, aumentare la qualità e costruire lavoro stabile. Perché se il futuro sarà digitale e smaterializzato – concludono i rappresentanti dei lavoratori – le persone continueranno ad essere un valore”.

L’azienda respinge le accuse. “Per le consegne ai clienti – spiega in una nota con cui ribatte punto per punto alle contestazioni dei sindacati – Amazon Logistics si avvale di piccole e medie imprese specializzate. Attraverso i fornitori di servizi di consegna – si legge – gli autisti percepiscono salari competitivi e benefit. Amazon richiede che tutti i fornitori dei servizi di consegna rispettino le leggi vigenti e il Codice di condotta dei fornitori di Amazon, che prevede salari equi, orari di lavoro e compensi adeguati: effettuiamo verifiche regolari e conduciamo indagini su qualsiasi segnalazione di non conformità”. Quanto alla mole di lavoro, “il numero di pacchi da consegnare – si precisa – è assegnato ai fornitori di servizi di consegna in maniera appropriata e si basa sulla densità dell’area in cui devono essere effettuate le consegne, sulle ore di lavoro, sulla distanza che devono percorrere. Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità”. E i contratti? “Durante l’anno la gran parte degli autisti ha contratti a tempo indeterminato – dice l’azienda – ma dati i volumi variabili della nostra attività, come ad esempio il Natale, i nostri partner ricorrono anche ad autisti con contratti in somministrazione.Circa il 90% degli autisti termina la propria giornata di lavoro prima delle 9 ore previste. Nel caso in cui venga richiesto straordinario, viene pagato il 30% in più come previsto dal contratto nazionale Trasporti e Logistica”.

CHE AMAREZZA!!!


Roma, la scala mobile che da 125 giorni nessuno riesce ad aggiustare.

 

Centoventicinque giorni dopo la grande paura i cancelli della fermata Repubblica della metro A sono ancora sprangati. E nessuno sa bene perché. Sulle scale che portano alla fermata, al posto dei turisti ci sono i cartoni che i clochard usano come coperte. E sui pannelli pubblicitari nei corridoi deserti scorrono reclame di quattro mesi fa. Dalla sera del 23 ottobre i nastri della polizia sono ancora al loro posto, anche se non ci dovrebbe essere più motivo. Gli affari fra via Nazionale e piazza della Repubblica vanno male e icommercianti meditano denunce, mentre fra basiliche, musei e ministeri, a due passi dalla stazione Termini e dal Teatro dell’Opera,romani e turisti sono costretti ogni giorno a saltare quella stazione e trovare altre soluzioni per raggiungere il centro della Capitale. In tanti lo scoprono arrivando davanti a quelle transenne o quando il treno non si ferma in banchina e tira dritto.

CHI È STATO DEVE PAGARE!!! VOGLIAMO GIUSTIZIA!!!!


Sgozzato senza motivo: si cerca nei video la soluzione sulla morte di Stefano.

È affidata alle telecamere di sorveglianza la soluzione della morte di Stefano Leo, il 33enne ucciso a Torino lo scorso sabato con un taglio alla gola, mentre si recava al lavoro.

I carabinieri, che indagano sull’omicidio, hanno acquisito i filmati delle telecamere, sia pubbliche che private, del centro storico e del quartiere Vanchiglia. Da qui, i militari proveranno a ricostruire gli attimi precedenti e successivi alla morte del giovane, ucciso intorno alle 11, davanti alla scalinata che dalla passeggiata che costeggia il lungo Po porta alla strada. È lì che il suo assassino lo ha accoltellato, alla gola, provocandogli ferite gravissime, che non gli hanno lasciato scampo, nonostante le richieste di aiuto.

Il ragazzo, infatti, dopo essere stato ferito, ha provato a trascinarsi fino alla strada, lasciando tracce di sangue sulla scalinata e sul marciapiede, per chiedere aiuto. Un ragazzo lo ha visto cadere sull’asfalto e un automobilista, vedendolo, si è fermato per soccorrerlo. Gli operatori del 118 arrivati poco dopo hanno fatto di tutto, per cercare di salvarlo, ma la ferita era troppo profonda e il trauma troppo grave.

filmati potrebbero aver ripreso l’assassino di Stefano, forse proprio l’uomo con i rasta, che un testimone ha indicato come possibile aggressore. Non si capisce, però, il motivo del gesto. Gli inquirenti sono ancora alla ricerca di un movente, che pare essere inesistente. E la pista della rapina sembra la meno plausibile, dato che i carabinieri hanno trovato portafoglio, cellulare e occhiali ancora addosso al 33enne, secondo quanto riporta La Stampa. Ad uccidere Stefano potrebbe essere stato un folle, senza alcun motivo apparente.

Articolo preso da : http://m.ilgiornale.it/news/2019/02/25/sgozzato-senza-motivo-si-cerca-nei-video-la-soluzione-sulla-morte-di-s/1651552/

VOI COSA NE PENSATE?


Sardegna, centrodestra trionfa. Altro flop per Di Maio: il M5s crolla.

In Sardegna il centrodestra ottiene una vittoria schiacciante. Confermando gli exit poll pubblicati ieri sera, il senatore sardista eletto con la Lega, Christian Solinas, conquista il 47,95% delle preferenze mentre il sindaco metropolitano di Cagliari, Massimo Zedda, appoggiato da una coalizione di centrosinistra, si ferma al 33,64%. Luigi Di Maio colleziona, invece, un’altra, pesantissima sconfitta: Francesco Desogus, il candidato del Movimento 5 Stelle, è appena all’11,11% bruciando alemeno il 65% dei voto incassati alle elezioni politiche di appena un anno fa.

Ieri è andato a votare soltanto un sardo su due. Proprio come cinque anni fa. Ma, come è già stato per il voto in Abruzzobig politici e osservatori hanno attribuito la valenza di un test nazionale, sia per gli equilibri di governo sia in vista delle europee di fine maggio. E il dato che emerge dal voto di ieri incorona un’altra volta il centrodestra quale forza trainante del Paese. Solinas ha, infatti, incassato il 47,95% delle preferenze, mentre il dem Zedda si è fermato al 33,79%. Entrambi i candidati più votati sono destinati a entrare comunque in Consiglio regionale, anche se uno dei due sarà solo consigliere, ammesso che non scelga di mantenere la carica che già ricopre. Il candidato del Movimento 5 Stelle è nettamente staccato rispetto agli altri. Desogus non va, infatti, oltre l’11,11%.

Il voto si è polarizzato, a spese soprattutto dei Cinque Stelle, ma anche delle formazioni indipendentiste, che restano lontane dalla soglia del 5% necessaria per entrare in Consiglio regionale. Per quanto riguarda le liste, il centrodestra incassa il 52,05% con la Lega che conquista il 11,87% delle preferenze e si conferma primo partito della coalizione. Seguono il Partito sardo d’azione col 10,08%, Forza Italia con l’8% e Fratelli d’Italia col 4,92%. Il centrosinistra, invece, si attesta sul 30,23% con il Partito democratico che prende il 13,05% e si conferma primo partito della coalizione e della regione. Il Movimento 5 Stelle, infine, non sfonda nemmeno la soglia del 10%, ma si ferma al 9,67%.

Articolo preso da : http://m.ilgiornale.it/news/2019/02/25/sardegna-centrodestra-trionfa-altro-flop-per-di-maio-il-m5s-crolla/1651492/

 

La mamma degli imbecilli è sempre incinta!!!


Spray urticante al Sushi club: ambulanze per 17 intossicati.

SARONNO – Grande mobilitazione stasera alle 23 in via Varese per un’emergenza all’interno del Sushi club di via Varese.

“Stavamo cenando – racconta un testimone quando abbiamo iniziato a tossire. Siamo usciti tutti e in molti sono stati male”.L’ipotesi è che sia stato spruzzato dello spray al peperoncino. Una versione confermata a molti testimoni e ai primi riscontri delle immagini ella videosorveglianza.
Diciassette le persone (tra cui 4 minorenni) le persone che hanno lamentato difficoltà a respirare e fastidio in gola. Il primo ad essere soccorso un bimbo di tre anni che era in realtà era in difficoltà a causa di un gamberetto andato di traverso.

Sul posto due automediche, 8 ambulanze, due pattuglie dei carabinieri guidati al capitano Pietro Laghezza e i vigili del fuoco del distaccamento di Saronno. Dai primi accertamenti dentro il locale non sono state trovate sostanze tossiche. Circolazione difficoltosa nel primo tratto di via Varese durante tutta la durata delle operazioni di soccorso anche per le tante persone che si sono fermate per cercare di capire cosa stesse succedendo.

CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA.


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Addio a Marella Agnelli, è morta la moglie dell’Avvocato.

Si è spenta a 92 anni la vedova di Gianni Agnelli. Malata da tempo, negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. I funerali si svolgeranno in forma privata a Villar Perosa.

È morta a Torino Marella Agnelli, la vedova di Gianni Agnelli, l’AvvocatoAgnelli. Aveva 92 anni ed era malata da tempo. Le sue condizioni di salute si sono aggravate negli ultimi giorni. I funerali si svolgeranno in forma privata a Villar Perosa.

Marella Agnelli Caracciolo di Castagneto era nata a Firenze nel 1927 da una famiglia di antica aristocrazia napoletana. Era figlia di Filippo Caracciolo principe di Castagneto e di Margaret Clarke, americana dell’Illinois. Da ragazza frequenta l’Accademia di Belle Arti di Parigi. La sua passione divenne la fotografia sotto la guida di Erwin Blumenfeld, firma di Vogue e Harper Bazaar. Rientrata in Italia, ha collaborato come redattrice e fotografa per la Condé Nast.

L’incontro con Gianni Agnelli, l’erede della Fiat, a Roma. Nel 1953 il matrimonio nel castello di Osthofen vicino a Strasburgo, festa al Trianon Palace di Versailles. Nel giugno del 1954 nasce Edoardo e due anni dopo la sorella Margherita.

Appassionata di arte, Presidente Onorario della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, personaggio internazionale capace di vivere non solo della luce riflessa dell’ingombrante marito. Donna Marella era tutto questo. Richard Avedon l’aveva soprannominata «Il cigno». Celebri le immagini con i Kennedy.

L’arredamento e i giardini sono stati una grande sua passione. Ha pubblicato e curato libri. Sono splendide le sue residenze di Villar Perosa e la villa della Corsica oltre al giardino in Marocco, nel ritiro invernale di Marrakech. «Non si finisce mai di tentare di mettere a punto un giardino, così come non si finisce mai di tentare di mettere a punto la propria vita. Piano piano, passo dopo passo, cercando sempre di trovare nuovi rimedi per far fiorire gli uni e l’altra. Nel buono e nel cattivo tempo» ha scritto nel libro Ho coltivato il mio giardino del 2014, pubblicato da Adeplhi.

Il dolore nel 2000 della morte del figlio Edoardo, nel 2003 quella del marito. Accanto a lei al funerale i nipoti, John futuro presidente della Fiat, Lapo e Ginevra nati dal primo matrimonio della figlia Margherita con Alain Elkann.

Di lei il marito disse a Eugenio Scalfari: «Marella? Viviamo insieme da una vita. A quel punto l’altra persona diventa una parte di te; come si fa a dirsi amici? È di più, molto di più, è un pezzo di te stesso».

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.vanityfair.it/amp/145467/news/cronache/2019/02/23/addio-marella-agnelli-morta-moglie-avvocato

CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA.


Gabriele La Porta è morto. Magalli rammaricato: “Non ero a conoscenza del suo stato di salute”.

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ROMA – Giancarlo Magalli scrive su Facebook un lungo messaggio con cui esprime il suo cordoglio per la morte del volto Rai Gabriele La Porta e si rammarica per non essere stato messo a conoscenza del suo stato di salute: “Vengo oggi a sapere che è scomparso Gabriele la Porta, uomo di cultura, ex conduttore del palinsesto notturno della Rai ed ex direttore di Raidue”, scrive il conduttore.

Magalli prosegue: “Nell’apprenderlo mi rendo conto che non ero al corrente del suo stato di salute e nemmeno di cosa si occupasse attualmente. Eppure è stato un uomo che ha lasciato parecchie tracce del suo lavoro”.

A proposito della professionalità di La Porta, Magalli spende delle bellissime parole che fanno intendere stima vera: “La sua signorilità e la sua intelligenzaandavano di pari passo con la sua cultura ed una grande voglia di sperimentare. A Raidue lo ricorderemo come un ottimo direttore”, aggiunge Magalli, “io lo ricorderò per avermi dato l’opportunitàdi condurre una rubrica di informazione libraria che piacque molto al pubblico. Andato via lui, di libri si è parlato poco.Purtroppo. Un abbraccio, Direttore”.

Articolo preso da : https://www.blitzquotidiano.it/tv/gabriele-la-porta-magalli-salute-3001111/amp/

SEI PRO O CONTRO TAV?


Quanto costerebbe non fare la Tav?

Secondo i sostenitori del progetto, la sospensione dei lavori costerebbe penali tali da rendere più conveniente proseguire. Gli oppositori lo negano. Dove sta la verità?

:GIUSEPPE CACACE / AFP 
Tav Lione-Torino

Riproponiamo questo articolo, pubblicato il 22 maggio scorso, dove si calcolano i costi effettivi della rinuncia alla Tav alla luce delle rivelazioni che vorrebbero vicina una rinuncia del governo all’opera. 

Nel testo definitivo dell’accordo di governo tra Lega e M5S, tra le altre cose, è scritto (punto 27): “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.

Questa promessa ha scatenato le polemiche tra favorevoli e contrari all’opera. Uno degli aspetti su cui si è concentrato il dibattito è il costo, o comunque le conseguenze, dell’eventuale rinuncia italiana al progetto.

Sono previste penali o si possono prevedere le conseguenze di un atto simile? Vediamo di mettere in fila i fatti e le opinioni contrapposte.

Lo scontro

Il vicepresidente della regione Auvergne-Rhône-Alpes Etienne Blanc, intervistato dal Corriere della Sera, ha dichiarato che “viste le penali da pagare, per l’Italia sarebbe più costoso interrompere i lavori che proseguirli fino alla fine come concordato”.

Un’affermazione che riecheggia quanto già affermato da Paolo Foietta, Commissario straordinario del Governo per l’asse ferroviario Torino – Lione, pochi giorni prima.

Secondo Foietta, “sono già stati investiti oltre 1,4 miliardi in studi, progetti ed opere finanziati per metà dall’Unione Europea e al 25 per cento a testa tra Italia e Francia. L’Europa ha inoltre già assegnato una prima tranche di 813 milioni di euro di finanziamento, nell’ambito del programma Tent-T 2015-2019, per i lavori definitivi a finanziamento del 40 per cento dei costi sostenuti nel periodo. Il solo costo diretto complessivo da restituire a Ue e Francia risulterebbe senz’altro superiore a 2 miliardi”.

Stephane Guggino, delegato generale del comitato della Transalpine, che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino è dello stesso parere: “La Francia ha sbloccato dei crediti, l’Europa ha fatto altrettanto. Se si decide unilateralmente di sospendere il progetto, di chiudere il cantiere, ciò comporterebbe necessariamente la conseguenza che il Paese che si ritira rimborsi all’Europa e al suo partner francese le somme che hanno speso”.

Una versione, quella dei favorevoli all’opera, rigettata dai No TAV, che sul loro sito hanno pubblicato una nota dal titolo “Ma quali penali!”, in cui si sostiene che “Non ci possono in ogni caso essere penali, posto che non sono stati ancora nemmeno indetti gli appalti per far iniziare i lavori”, e dunque le affermazioni che pronosticano due miliardi di euro di penali sono “falsità”.

Proviamo a fare chiarezza

In base a quanto ci hanno riferito sia fonti della Commissione europea sia Paolo Beria – professore del Politecnico di Milano esperto di trasporti – pur nell’opacità (e complessità) dei dettagli che circondano la TAV, è vero – come sostengono i No-TAV – che non siano previste penali europee nel caso in cui l’Italia abbandoni il progetto.

Abbiamo allora contattato il dottor Foietta per avere ulteriori precisazioni. “Confermo che penali a livello europeo non ci dovrebbero essere, e del resto io non ho mai parlato di penali. Il punto è che se l’Italia uscisse unilateralmente dal progetto TAV gli altri attori istituzionali coinvolti, Unione europea e Francia, potrebbero rivalersi e chiedere il risarcimento dei costi sostenuti”.

“In particolare – prosegue Foietta – sono già stati spesi 1,4 miliardi di euro per le opere preliminari. Di questi oltre un miliardo provenivano dall’Unione europea (700 milioni circa) e dalla Francia (350 milioni circa). Se l’opera non venisse completata per una decisione dell’Italia, chi ha speso quei soldi per un’opera che poi non viene compiuta potrebbe chiederceli indietro”.

Oltre a questi eventuali risarcimenti, ci sarebbero altre cifre da restituire. “A questo miliardo circa possiamo poi aggiungere gli 813 milioni di finanziamento europeo per il 2014-2019, già stanziati, che l’Italia dovrebbe restituire e non potrebbe spendere – come alcuni dicono – per scuole, ospedali o altro. C’è infatti un chiaro vincolo di destinazione.”

Gli 813 milioni di fondi europei non sarebbero però una perdita secca. Come spiega il professor Beria, “si tratta di un co-finanziamento. Cioè oltre a quei soldi l’Italia dovrebbe spenderne altri, propri, per completare l’opera. Se l’opera viene ritenuta inutile, è vero che non ho i fondi europei per farla e dunque li devo restituire, ma non spendo nemmeno fondi italiani, e dunque di fatto ho un risparmio”.

C’è infine un terzo capitolo di spese a cui si dovrebbe far fronte, anche se qui i dettagli sono più incerti e gli esiti finali in parte arriverebbero dopo procedimenti giudiziari. Dice infatti il commissario Foietta: “Se consideriamo i costi per la chiusura dei cantieri esistenti e per la messa in sicurezza degli scavi, oltre a possibili contenziosi con le imprese che hanno già ottenuto l’incarico per i lavori, si arriva facilmente a più di due miliardi di euro”.

A questi costi diretti vanno aggiunti, conclude Foietta, “i costi indiretti, in termini di perdita di credibilità dell’Italia e di diventare il ‘missing ring’, l’anello mancante, di un progetto europeo che va dal Portogallo all’Ucraina”, che a detta del commissario “sono incalcolabili”.

I due miliardi sono insomma costituiti da “voci” con diverso grado di certezza: per metà rimborsi che l’Italia potrebbe dover dare a Francia e Ue per il mancato completamento di un’opera, e per metà scarsa finanziamenti già stanziati che andrebbero restituiti senza poterli spendere altrimenti. In questo secondo caso, però, non si tratterebbe di nuove spese, ma di somme che sono state assegnate all’Italia per un fine e dovranno essere ridate. Infine, ci sono altri costi connessi alla chiusura dei cantieri e ai possibili procedimenti legali intentati dalle imprese già coinvolte.

Conclusione

Non risultano “penali” in senso stretto per l’Italia nel caso in cui decida di uscire dal progetto TAV. Roma dovrebbe però restituire un finanziamento europeo di oltre 800 milioni di euro, che non potrebbe usare per altri scopi. In questo caso però non spenderebbe nemmeno i fondi italiani necessari, insieme a quelli europei, per il completamento dell’opera.

Il problema maggiore dunque è quello dei possibili risarcimenti che Francia e Unione europea potrebbero chiedere all’Italia se questa uscisse unilateralmente dalla TAV: un miliardo abbondante di euro, che questi due attori hanno già speso per le opere preliminari (senza contare i 350 milioni spesi dall’Italia, “inutilmente” a quel punto).

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L’ingegnere che smonta tutte le bugie dei No Tav.

C’è un solo modo per spiegare l’impresa nella quale Paolo Basaglia s’è lanciato: il cognome. «Mia nonna sosteneva che eravamo parenti alla lontana dello psichiatra passato alla storia per aver fatto chiudere i manicomi». Se gli va bene, ma v’è da dubitarne, lui resterà nella cronaca per essere riuscito a far aprire quello che in gergo tecnico viene chiamato tunnel di base del Moncenisio, primo step dell’opera pubblica più contestata di tutti i tempi: l’Alta velocità Torino-Lione. Impresa indubbiamente da pazzi, la sua, perché significa fronteggiare un’agguerritissima tribù, come non se ne vedevano in azione dai moti di Reggio Calabria del 1970: i No Tav della Val di Susa, le cui proteste contro la nuova linea ferroviaria ad alta velocità di 235 chilometri fra Italia e Francia sono state accompagnate da un crescendo di attentati, intimidazioni, scontri con le forze dell’ordine, aggressioni, blocchi stradali, occupazioni e boicottaggi, bollati come segnali eversivi da Gian Carlo Caselli, fino a tre settimane fa capo della Procura di Torino. Si chiama – ecco la coraggiosa follia – Comitato Sì Tav. Per ora è soltanto una pagina su Facebook, anche se in breve tempo ha già raccolto oltre 3.300 adesioni. Ad aprirla, insieme con Basaglia, è stato Ivan Possekel, tecnico informatico. Abitano a Torino. Iscritto al Partito democratico il primo, irriducibile di destra il secondo, «credo che simpatizzi per Francesco Storace», informa Basaglia, e anche questa è un’alchimia da matti, perché significa marciare divisi su tutto – «litighiamo in continuazione sul governo, sull’immigrazione, sui diritti civili degli omosessuali» – per colpire uniti sull’unico bersaglio che sta a cuore a entrambi: il treno ad alta velocità.
È questa la competenza che Basaglia, nato a Sanremo nel 1965, laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Torino, ha portato in dote al Comitato Sì Tav: una preparazione fuori dal comune in materia ferroviaria, tanto più sorprendente se si considera che ha studiato all’Istituto nautico di Imperia. «Ma ho avuto un nonno, Bruno Basaglia, originario di Bologna, che per più di 40 anni ha fatto il macchinista delle Fs sulle tratte di tutta la penisola», spiega, «e un padre geometra, Ivo, che mi ha attaccato la passione per i treni. Quand’ero bambino, abbiamo costruito insieme un plastico enorme con i modellini in scala zero della Rivarossi, fra i più grandi, che nella mia camera lasciava lo spazio solo per il letto». Della formazione giovanile sul Mar Ligure rimane una traccia nell’attuale professione: commerciante di acquari e pesci tropicali a Torino. In passato ha lavorato come ingegnere in un’azienda telematica.
A rafforzare in Basaglia la vocazione infantile per le ferrovie ha contribuito un evento topico: la sua partecipazione, il 27 settembre 1981, al primo viaggio del Tgv francese, acronimo di «train à grande vitesse», progenitore dei nostri Frecciarossa e Italo, che inaugurò l’era dell’alta velocità in Europa, «120 minuti per coprire la tratta Lione-Parigi, 450 chilometri, lanciati ai 260 orari: mi pareva di sognare».
Ha qualche interesse in Val di Susa?
«Nessuno. Né parenti, né case di vacanza. In tutta la mia vita sono stato soltanto due volte in gita a Bardonecchia».
Allora perché se ne occupa?
«Per reazione. Sono un tipo sanguigno, abituato ad agire d’impulso. Digitavo su Internet la stringa “Tav Torino-Lione” e mi uscivano migliaia di pagine con pareri contrari. Mai nessuno a favore. Idem sulla grande stampa: spazio solo alle tesi dei No Tav. Che poi, più che di tesi, si tratta di fuffa. Le loro 150 ragioni contro la Torino-Lione per un esperto di ferrovie si possono condensare in 10. Le altre 140 sono ripetizioni, fumo negli occhi. Così mi sono accollato il dovere civile di fare chiarezza. Pensavo che l’informazione spettasse a voi giornalisti».
Infatti sono qua.
«È il primo che si fa vivo, dal 2011 a oggi».
Chiariamo qual è la materia del contendere.
«Un nuovo tunnel a doppia canna, lungo 54 chilometri, da Susa a Saint Jean de Maurienne, da costruire entro il 2025. Al momento sono cominciati soltanto i lavori per le gallerie di servizio che serviranno per ventilare il tunnel ferroviario e per consentire il passaggio di operai e soccorritori. Dopodiché bisognerà costruire la nuova linea ad alta velocità da Susa a Torino e da Saint Jean de Maurienne a Lione. Tempi previsti: altri 15 anni. Quindi la Tav non sarà pronta prima del 2040».
Costi?
«L’intera opera, tunnel incluso, 22 miliardi di euro. La spesa di 8,2 miliardi per la parte internazionale, cioè per il tunnel, sarà sopportata al 58% dall’Italia e al 42% dalla Francia».
Perché i francesi spendono meno?
«Una compensazione necessaria. Il resto della tratta a loro carico, dalla fine del tunnel a Lione, è di 100 chilometri, mentre la nostra ne misura la metà».
Comunque 8,2 miliardi sono tanti.
«I No Tav parlano di spesa faraonica. Facciamo due conti. L’Unione europea ci metterà il 40%. Ergo, la spesa scende a 4,92 miliardi, di cui 2,85 a carico dell’Italia. Suddivisa in un decennio, fanno 285 milioni l’anno. Una cifra risibile per il bilancio dello Stato, che nel 2013 contemplava spese per 527 miliardi».
Perché il tunnel s’ha da fare?
«Per un’infinità di motivi. La linea storica è contorta. I raggi di curvatura sono strettissimi, con attrito volvente elevatissimo e pendenze del 35 per mille che si traducono in scarsa efficienza energetica, tant’è che i treni merci richiedono due motrici in trazione e una in spinta. Con il nuovo tunnel i convogli consumeranno il 90 per cento in meno».
È così dispendioso anche il trasporto dei cristiani?
«Certo. Il Tgv per Parigi che parte da Milano viaggia come un treno normale fino a Torino, perché la linea ad alta velocità non è stata ancora omologata. Idem da Torino a Lione, dove i binari per la Tav ancora non ci sono. Con un’aggravante: nel tratto Bussoleno-Saint Jean de Maurienne non può superare i 70 chilometri orari. Il che porta i tempi di percorrenza sulla tratta Torino-Lione a 3,5 ore, contro 1,5 ore della Tav. Preistoria».
Quanti sono i No Tav?
«Una ristretta minoranza, sia pure chiassosa. La maggioranza silenziosa è formata da Sì Tav che si guardano bene dal dichiararlo per paura. A Susa è stata fatta di recente una petizione per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine: si sono raccolte oltre 1.000 firme. Ma non s’è potuto dire che erano pro Tav, altrimenti i sottoscrittori sarebbero stati linciati».
L’alternativa per i No Tav qual è?
«Non sono ancora riuscito a capirlo. Sostengono che la Tav sarebbe sottoutilizzata perché il traffico ferroviario sulla Torino-Lione è in continua diminuzione. Ma non specificano che i treni merci snobbano la linea storica perché è obsoleta a tal punto da rendere più conveniente i trasporti verso la Francia attraverso la galleria ferroviaria del San Gottardo che passa dalla Svizzera».
È dal 1995 che combattono. Non si rendono conto che i due Stati non cederanno mai alle loro pretese?
«Secondo me se ne rendono conto eccome. Ma hanno tutto l’interesse a ritardare i lavori il più possibile».
A che scopo?
«La maggior parte del traffico Italia-Francia attualmente avviene su gomma, lungo la A32 Torino-Bardonecchia e il traforo stradale del Frejus, con gravi ripercussioni, fra l’altro, sulla salute ambientale, visto che Tir e auto, a differenza dei treni, inquinano. La Tav provocherà un danno irreparabile alla Sitaf (Società italiana per il traforo autostradale del Frejus, ndr), il cui giro d’affari in prospettiva è destinato a sgonfiarsi. Ora si deve sapere che molti No Tav lavorano alla A32 o sono titolari di cooperative che prestano servizi all’autostrada, dallo sgombero della neve ai mezzi spargisale contro il gelo fino alla cura delle aiuole spartitraffico e delle aree di sosta».
Interessante.
«Lo stesso Sandro Plano, presidente della Comunità montana della Val di Susa, leader dei sindaci contrari alla Tav, lavorava alla Sitaf. Niente di male, per carità, non dubito della sua onestà personale. Però ci hanno fatto due marroni così sul conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi e nessuno si accorge di questo, che è grande come una casa?».
Lavorava alla Sitaf. Oggi non più.
«D’accordo, ma direttore di esercizio della A32 lo è stato fino al 2011, mica nel secolo scorso, e persino La Repubblica ha dovuto ricordargli che nemmeno negli anni di Vittorio Valletta s’era visto un dirigente della Fiat diventare sindaco di Torino. Non credo che alla Sitaf dispiacesse avere un proprio dipendente alla guida della Comunità montana, alleato con chi si oppone alla ferrovia a tutto vantaggio dell’autostrada su cui marciano i Tir. Plano milita come me nel Pd, è un amico, queste cose gliele ho dette in faccia. Ripeto: sono certo della sua probità. Ma ragioni di opportunità dovrebbero indurlo ad astenersi dal cavalcare la causa dei No Tav».
I quali temono che i lavori per l’alta velocità diventino per le cosche mafiose ciò che il formaggio è per i topi.
«Gli svizzeri hanno investito 24 miliardi di euro per i trafori del Gottardo e del Lötschberg. C’è la mafia anche nel Canton Ticino? Allora dovremmo evitare l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria per scongiurare infiltrazioni della camorra e della ‘ndrangheta. Perché non spiegano invece che la Tav rappresenta un’occasione d’impiego per 2.000 valsusini? Non a caso non vengono incendiati i mezzi della Cmc di Ravenna, la coop che sta realizzando il cunicolo esplorativo della Maddalena. No, si bruciano quelli delle piccole imprese locali, come la Italcoge di Susa dei fratelli Lazzaro, per impedire alla gente di accorgersi che quest’opera pubblica dà lavoro alla vallata».
Come spiega la virulenza dei No Tav?
«La Val di Susa è terra di eretici e ribelli fin dai tempi della caccia alle streghe, zona di reclutamento per il movimento anarchico, per la guerra partigiana e poi per Lotta continua, Prima linea, Brigate rosse vecchie e nuove. L’estrema sinistra indottrina la gente con le leggende».
Quali, per esempio?
«I pericoli derivanti dalla presenza di amianto e uranio nelle rocce dove sarà aperto il tunnel. A parte che per le gallerie moderne si usa il Tbm, tunnel boring machine, una fresa meccanica che lava la roccia sminuzzata impedendo la dispersione delle polveri, non capisco una cosa: in Val di Susa per convogliare le acque della Dora Riparia verso la centrale elettrica di Pont Ventoux, una delle più grandi d’Italia, è stato costruito un lunghissimo tunnel. Nessuno s’è lamentato per l’amianto e l’uranio. Ed è la stessa montagna. Idem per il raddoppio della canna del Frejus, in corso di esecuzione: 13 chilometri di scavo. Non vola una mosca. Ed è la stessa montagna».
Chi guida i No Tav?
«Alberto Perino, ex bancario sindacalista della Cisl, indagato per istigazione a delinquere. Ma l’area più pericolosa è quella anarchica vicina al centro sociale Askatasuna di Torino e a Spinta dal bass di Avigliana. Plano la condanna, Perino si chiama fuori dicendo che in Val di Susa “ognuno è leader di se stesso”. Almeno il Pci aveva il coraggio di definire i brigatisti rossi “compagni che sbagliano”».
Dove lo trovano il tempo per manifestare in continuazione, bloccare autostrade e cantieri, fare a botte?
«Gli anarchici non hanno grandi occupazioni. Molti sono figli di papà che giocano alla guerriglia urbana. Io, con una moglie e una figlia di 4 anni da mantenere, non potrei permettermelo».
Dicono che non cederanno mai, neanche a costo della morte.
«Mi sembra una boutade. Però il rischio che prima o poi ci scappi il morto è piuttosto concreto».
Non ha paura che vengano non dico a ucciderla, ma almeno a picchiarla?
«A volte sì. L’ho messo in conto. Intanto mi sono assicurato contro gli atti vandalici».
Minacce ne ha avute?
«Via Internet e per posta elettronica».
Di che tipo?
«Smettila, sappiamo chi sei, veniamo a trovarti, ti spacchiamo la faccia. Un No Tav mi ha scritto: Guarda che conosco quelli della Guardia di finanza, avrai di sicuro qualcosa da nascondere».
Ecco, diranno che lei e il Comitato Sì Tav siete prezzolati da qualcuno.
«Lo dimostrino. Vivo del mio lavoro, che scarseggia, perché con la crisi la gente pensa alla propria pancia, più che a nutrire i pesci negli acquari. Mi facciano pure un accertamento. Sul conto corrente intestato a me e a mia madre scopriranno solo che il fido di 36.000 euro, garantito da titoli di Stato, è vicino al rosso».

Articolo preso da : http://m.ilgiornale.it/news/2014/01/19/lingegnere-che-smonta-tutte-le-bugie-dei-no-tav/983923/

Alcuni commenti anonimi  pro o contro la TAV presi dai social:

1) NO TAV 50.000 posti in meno, piú danni a salute, ambiente, export e turismo.

2) La Tav é economicamente l’ennesimo cantiere bloccato: hanno preso tre piccioni con una fava. Salvini si salva, l’Italia si ferma.

3) SI TAV assolutamente importante per economia del paese.

4) SI TAV non significa solo collegare Torino con Lione, ma inserire Milano in un sistema virtuoso che permetterà un collegamento molto rapido con Parigi.

5)NO TAV é un’indecente mangiatoia pubblica.Non si spiega altrimenti come l’intero comparto della politica italiana insista pervicacemente nel difendere uno spreco di soldi pubblici di tale entitá.

4) Ho capito perchè i 5 stalle non vogliono la TAV, devono usare quei soldi per foraggiare il loro bacino elettorale giù la dove vive il popolo bue il sud😷

 

CHI RUBA DEVE PAGARE NON CHI SI DIFENDE!!!


Salvini telefona a Peveri. Osservatorio vittime: «Sentenza inaccettabile»

Salvini telefona a Peveri. Osservatorio vittime: «Sentenza inaccettabile»

Cinque sindaci della Valtidone dalla parte dell’imprenditore e del dipendente Gheorghe Botezatu, condannati a quattro anni e due mesi. Peveri riceve la telefonata del vicepremier Salvini, la Lega annuncia iniziative di sostegno.

Il caso di Angelo Peveri, l’imprenditore di Sarmato per il quale la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione per aver sparato con un fucile a pompa e ferito un ladro romeno che il 5 ottobre 2011 stava rubando il gasolio da un mezzo della sua ditta in un cantiere alla Mottaziana di Borgonovo, sta facendo discutere in tutta Italia. La sua storia e quella del suo dipendente Gheorge Botezatu, di nazionalità romena – che ha subito la medesima condanna a 4 anni e 2 mesi – ha provocato le reazioni del mondo politico e della gente comune. Diverse trasmissioni talk show hanno riportato la notizia della condanna dei due, che ancora non sono stati portati in carcere. Dopo la fine del percorso penale, si aprirà anche il processo in sede civile: pende sulla famiglia e sull’azienda di Peveri una richiesta di risarcimento dei danni di ben 700mila euro.

CINQUE SINDACI DELLA VALTIDONE DALLA LORO PARTE

Dalla sua parte di Peveri e di Batezatu si sono subito schierati i sindaci di cinque comuni della Valtidone. I primi cittadini di Borgonovo (Pietro Mazzocchi), Ziano (Manuel Ghilardelli), Sarmato (Anna Tanzi), Alta Valtidone (Franco Albertini) e Castelsangiovanni (Lucia Fontana) hanno sottoscritto un documento in cui esprimono solidarietà all’imprenditore e al dipendente per quanto deciso dalla Cassazione.

L’OSSERVATORIO SOSTEGNO VITTIME: «UN CASO PARADDOSSALE»

«È una situazione assolutamente paradossale. Una persona che ha subìto molto furti, in una situazione di turbamento emotivo e di spavento, si è difesa e per questo è stata condannata per tentato omicidio come se volontariamente avesse voluto uccidere. Questo è pazzesco, siamo oltre l’eccesso colposo di legittima difesa». Così Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime, promotrice della legge di modifica sulla legittima difesa, commenta all’Adnkronos il caso di Angelo Peveri. «La condanna per tentato omicidio – sottolinea Aldrovandi, significa che per i giudici c’era volontà di uccidere. E’ una cosa incredibile e inaccettabile, da quel che so ha chiamato immediatamente i soccorsi». «Noi confidiamo molto della riforma della legittima difesa» – continua il presidente dell’Osservatorio secondo la quale quando la riforma andrà in porto si potrà tentare una revisione del processo per Peveri. Il fatto che Peveri è stato condannato per tentato omicidio e non per eccesso colposo di legittima difesa potrebbe complicare le cose, ma comunque si potrebbe tentare».

SALVINI TELEFONA A PEVERI: «SOSTEGNO E VICINANZA UMANA»

Nelle scorse ore è arrivata all’imprenditore sarmatese anche una telefonata «di pieno sostegno e vicinanza umana» da parte del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nelle prossime ore verrà eseguito l’ordine di carcerazione: Salvini ha espresso l’intenzione di andare a trovarlo il prima possibile. Intanto la Lega piacentina annuncia iniziative in suo favore. «La Lega di Piacenza – informa in una nota – esprime vicinanza e solidarietà all’imprenditore Angelo Peveri, condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione perché la notte del 6 ottobre del 2011 sparò a tre ladri romeni, ferendone gravemente uno, che stavano rubando nel suo capannone. Peveri, che ora rischia il carcere, era già stato vittima in passato di ben 91 furti. La segreteria provinciale della Lega piacentina esprime totale e piena solidarietà ad Angelo Peveri che si è visto condannare con una pena spropositata. La legittima difesa in casa propria è sacrosanta. Il governo sta accelerando circa la legittima difesa, speriamo che questa legge possa arrivare ad approvazione perché ne abbiamo bisogno. La difesa è sempre legittima come in questo caso. Chi entra in casa o nella proprietà privata di qualcuno deve essere cosciente che queste cose possono capitare, perché ognuno deve essere libero di difendersi nella sua proprietà. E grazie alla Lega ora le cose stanno cambiando: a breve verrà approvata e promulgata la nuova Legge sulla legittima difesa che, finalmente, riconoscerà il diritto dei proprietari e delle vittime di soprusi in casa propria, anziché quelli dei delinquenti che i reati li commettono. Oltre alla solidarietà, intendiamo far sapere alla cittadinanza che stiamo organizzando iniziative a sostegno dell’imprenditore Peveri che renderemo note a brevissimo».

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/amp.ilpiacenza.it/cronaca/condanna-peveri-l-osservatorio-vittime-sentenza-inaccettabile.html

VOGLIAMO GIUSTIZIA!!!


Bimbo di 20 giorni muore dopo una crisi di tosse, i genitori: “Vogliamo giustizia”.

Promettono battaglia, invocano giustizia dopo la terribile perdita del loro bambino, il piccolo di 20 giorni morto lo scorso 2 febbraio dopo essere stato visitato all’ospedale Maria Vittoria in seguito a forti attacchi di tosse e continui svenimenti. E la procura di Torinoha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti.

La madre e il papà del bambino ripetono che “vogliamo solo giustizia”, come riportato dall’Ansa. “Stava male e così l’abbiamo portato al pronto soccorso”, ripetono il padre 40enne e la madre 29enne, assistiti dagli avvocati Enzo Pellegrin e Federico Milano.

“L’hanno visitato, dimesso e gli hanno prescritto l’aeresol”, raccontano con le lacrime agli occhi. “Abbiamo fatto tutto ciò che ci è stato detto ma, la mattina del 2 febbraio, nostro figlio ha girato gli occhi, ha perso i sensi. Abbiamo chiamato il 118: i medici hanno cercato di rianimarlo per quasi un’ora. Poi l’hanno portato all’ospedale, ma quando siamo arrivati ci hanno detto che non ce l’aveva fatta. Ora continuiamo a guardare le sue foto: è tutto ciò che ci rimane”.

Voi cosa ne pensate?Firmerete la petizione?


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Chiediamo l’immediata abrogazione dell’articolo 29, comma 1-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14e successive modifiche.

Si tratta di una modifica alla legge sul trasporto pubblico locale con la quale si condiziona fortemente la concorrenza nel settore, a danno di clienti ed NCC.

Tale modifica è stata già oggetto di parere contrario di: Antitrust, Agicom, ART (autorità di regolazione dei trasporti), Codacons.

Nonostante ciò il governo ha introdotto le modifiche senza interpellare le associazioni di categoria.

Lanciata da un operatore della Penisola Sorrentina, Nello Russo, la petizione è stata immediatamente accolta dagli operatori della Costiera Amalfitana che hanno rilanciato la raccolta di firme. In meno di 20 ore sono già più di 1500 le firme raccolte.

Chiara Furco, responsabile di uno dei Tour Operator più grandi in Costa d’Amalfi (Sovi Turismo Sunland ndr)ha dichiarato: “Firmare questa petizione è molto importante! La stagione è alle porte ed è in ballo tutta l’organizzazione turistica oltre che tantissimi posti di lavoro

Per aderire alla petizione e firmare on line ecco il link diretto :

https://www.change.org/p/sergio-mattarella-abrogazione-legge-ammazza-ncc

Articolo preso da : https://www.positanonotizie.it/it/politica-22/abrogazione-legge-ammazza-ncc-su-change-org-nello-933/article

(( Art. 7-bis Sospensione dell’efficacia di disposizioni in materia di trasporto di persone mediante autoservizi non di linea 1. Nelle more della ridefinizione della disciplina dettata dalla legge 15 gennaio 1992, n. 21, in materia di trasporto di persone mediante autoservizi non di linea, da effettuare nel rispetto delle competenze attribuite dal quadro costituzionale e ordinamentale alle regioni ed agli enti locali, l’efficacia dell’articolo 29, comma 1-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, e’ sospesa fino al 30 giugno 2009. ))

Riferimenti normativi: – La legge 15 gennaio 1992, n. 21 recante «Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea» e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 23 gennaio 1992, n. 18. – Si riporta il testo del comma 1-quater dell’art. 29 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14: «1-quater. Alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l’articolo 3 e’ sostituito dal seguente: «Art. 3 (Servizio di noleggio con conducente). – 1. Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio. 2. Lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco. 3. La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione»;

b) dopo l’articolo 5, e’ inserito il seguente:

«Art. 5-bis (Accesso nel territorio di altri comuni).

– 1. Per il servizio di noleggio con conducente i comuni possono prevedere la regolamentazione dell’accesso nel loro territorio o, specificamente, all’interno delle aree a traffico limitato dello stesso, da parte dei titolari di autorizzazioni rilasciate da altri comuni, mediante la preventiva comunicazione contenente, con autocertificazione, l’osservanza e la titolarita’ dei requisiti di operativita’ della presente legge e dei dati relativi al singolo servizio per cui si inoltra la comunicazione e/o il pagamento di un importo di accesso»;

c) all’articolo 8, il comma 3 e’ sostituito dal seguente: «3. Per poter conseguire e mantenere l’autorizzazione per il servizio di noleggio con conducente e’ obbligatoria la disponibilita’, in base a valido titolo giuridico, di una sede, di una rimessa o di un pontile di attracco situati nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione»; d) all’articolo 11, i commi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti: «3. Nel servizio di noleggio con conducente, esercitato a mezzo di autovetture, e’ vietata la sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercito il servizio di taxi. In detti comuni i veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente possono sostare, a disposizione dell’utenza, esclusivamente all’interno della rimessa. I comuni in cui non e’ esercito il servizio taxi possono autorizzare i veicoli immatricolati per il servizio di noleggio con conducente allo stazionamento su aree pubbliche destinate al servizio di taxi. Ai veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente e’ consentito l’uso delle corsie preferenziali e delle altre facilitazioni alla circolazione previste per i taxi e gli altri servizi pubblici. 4. Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa. L’inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel comune che ha rilasciato l’autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l’arrivo a destinazione dell’utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni. Nel servizio di noleggio con conducente e’ previsto l’obbligo di compilazione e tenuta da parte del conducente di un ‘foglio di servizio’ completo dei seguenti dati:

a) fogli vidimati e con progressione numerica;

b) timbro dell’azienda e/o societa’ titolare della licenza. La compilazione dovra’ essere singola per ogni prestazione e prevedere l’indicazione di:

1) targa veicolo;

2) nome del conducente;

3) data, luogo e km. di partenza e arrivo;

4) orario di inizio servizio, destinazione e orario di fine servizio;

5) dati del committente. Tale documentazione dovra’ essere tenuta a bordo del veicolo per un periodo di due settimane»; e) dopo l’articolo 11, e’ inserito il seguente:

«Art. 11-bis (Sanzioni).

– 1. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 85 e 86 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e dalle rispettive leggi regionali, l’inosservanza da parte dei conducenti di taxi e degli esercenti il servizio di noleggio con conducente di quanto disposto dagli articoli 3 e 11 della presente legge e’ punita:

a) con un mese di sospensione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla prima inosservanza;

b) con due mesi di sospensione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla seconda inosservanza;

c) con tre mesi di sospensione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla terza inosservanza;

d) con la cancellazione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla quarta inosservanza.».

Preso da : http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=7&art.versione=1&art.codiceRedazionale=09A04321&art.dataPubblicazioneGazzetta=2009-04-11&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=2&art.flagTipoArticolo=0http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=7&art.versione=1&art.codiceRedazionale=09A04321&art.dataPubblicazioneGazzetta=2009-04-11&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=2&art.flagTipoArticolo=0

Voi cosa ne pensate di questo articolo?


Il voto sulla piattaforma privata Rousseau svuota una volta di più il Parlamento e la funzione dei parlamentari. Dalla democrazia diretta alla democrazia eterodiretta il passo è stato breve. Nel merito la decisione sul caso Diciotti afferma il pericolosissimo principio che l’azione di Governo è al di sopra della legge.

Di Maio Conte Salvini

“Abbiamo difeso una scelta politica che rivendichiamo”, è questo il mantra dei capi e capetti del Movimento 5 Stelle dopo la votazione sulla piattaforma Rousseau in merito al blocco allo sbarco dei 177 migranti della Diciotti, nave della Marina Militare italiana che ha deciso grazie al consenso del 59% degli oltre 50mila votanti di non concedere l’autorizzazione a procedere al processo per “sequestro di persona” richiesto dai giudici di Catania per Matteo Salvini, vice premier e ministro dell’Interno.

Al di là, del quesito truffaldino della consultazione e dei meccanismi oscuri delle votazioni fatte su una piattaforma di un’azienda privata, la Casaleggio e associati, ancora una volta senza la presenza di un ente terzo di controllo che certifichi la correttezza del voto e la sua non manipolabilità, ciò che impressiona è che la votazione di ieri svuota di fatto le prerogative della Giunta per le autorizzazioni a procedere e del Parlamento.

Si è intaccato un altro pezzettino del principio sancito all’articolo 67 della Costituzione in base al quale «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Il “Voto online è vincolante” ha detto ieri il capo politico dei 5 Stelle, Luigi di Maio. La separazione fra i poteri ne esce nel modo peggiore. Un no ‘pregiudiziale’ in difesa delle prerogative ministeriali di Salvini poteva rappresentare, almeno, un alquanto discutibile scatto di orgoglio dei poteri della politica (legislativo ed esecutivo) contro quello della magistratura.

Dalla democrazia diretta alla democrazia eterodiretta

Così, in un colpo solo si riesce a svilire le prerogative parlamentari e quelle della magistratura. Perché comunque non sapremo mai se il ministro dell’Interno ha commesso o meno il reato di sequestro aggravato, e non sapremo nemmeno se una simile condotta potrà essere ripetuta in futuro. Ad impedire di andare a sentenza non sarà stato il Parlamento, bensì il pronunciamento di una piattaforma online, nella quale un campione molto limitato di cittadini elettori ha deciso per tutti.

I parlamentari 5 Stelle che non sono stati ritenuti degni né di presentare un emendamento alla Legge di Bilancio o al Decreto sicurezza (chi ha osato farlo è stato espulso) ancora una volta dovranno votare “obbedendo” agli esiti decisi altrove e non nei gruppi parlamentari. Le prerogative del Parlamento non erano mai state così umiliate (leggi anche qui) e i parlamentari pentastelli ridotti a statuine che si muovono col telecomando.

Non possiamo scordarci che neppure i presidenti e vicepresidenti di Commissione dei 5 Stelle sono stati votati dai gruppi parlamentari ma paracadutati dalle decisioni del capo politico. Così i profeti della democrazia diretta sono diventati presto i fantocci della democrazia eterodiretta.

Problemi loro direte. No, problemi nostri giacchè l’insofferenza per pluralismo e dissenso, il furore spartitorio, il fastidio per le autorità indipendenti mette a dura prova la nostra democrazia e i nostri assetti istituzionali.

L’immunità alla seconda, l’azione di Governo è al di sopra della legge

Sin qui le questioni di metodo. Nel merito le cose mostrano una faccia ancora peggiore. Per il tribunale dei ministri di Catania c’è stata “la precisa volontà del ministero dell’interno” di privare della libertà personale le persone già provatissime a bordo della Diciotti. L’aggravante, sempre secondi i giudici, è data dal fatto che il reato è stato “commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”. Per i giudici di Catania, Salvini avrebbe quindi disposto in maniera arbitraria “la forzosa permanenza dei migranti a bordo dell’unità navale Diciotti”, privandoli della libertà personale senza l’autorizzazione di un giudice, oltre il limite consentito dalla legge, per ben 6 giorni a danno di persone provate da violenze.

Nel caso Diciotti in ballo c’è il rapporto tra poteri dello stato: la magistratura sta affermando che nemmeno l’esecutivo è legibus solutus, cioè al di sopra della legge, e deve rispettare alcuni limiti stabiliti dallo stato di diritto e dalle Convenzioni internazionali.

Per questo, il quesito proposto dalla piattaforma Rousseau, “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?” è di una gravità assolutaEsso afferma un’immunità all’ennesima potenza, un’immunità alla seconda e dice che la ragion di Stato (anche quando palesemente contraria ai diritti delle persone come nel caso della Diciotti) è sempre al di sopra della legge. La Ragion di Stato, qualunque essa sia non risponde a nient’altro che a se stessa. La corresponsabilità invocata da Conte e da Di Maio, le votazioni online e il mantra “Abbiamo difeso una scelta politica che rivendichiamo”, affermano questo pericolosissimo principio: l’azione politica del governo non può essere mai imputabile.

Se a tutto questo aggiungiamo la situazione economica del Paese che in soli 8 mesi di Governo gialloverde non solo ha battuto ogni record negativo, dalla decrescita infelice del Pil, all’occupazione, al calo di fiducia di imprese e consumatori, al crollo della produzione industriale e dell’export sino al deficit già accumulato per maggior spesa corrente e per interessi sul debito, ma ha ipotecato anche il nostro futuro con 53 miliardi di clausole di salvaguardia Iva. A me tutto questo fa paura.

Articolo preso da : http://www.vita.it/it/article/2019/02/19/lo-confesso-ora-ho-paura/150718/

MATTEO RENZI TI DEVI DIMETTERE!!!!


Arrestati i genitori di Matteo Renzi: ai domiciliari Tiziano Renzi e Laura Bovoli.

Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono agli arresti domiciliari. Il provvedimento di cattura per i genitori dell’ex premier è stato eseguito dalla Guardia di Finanza per i reati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. Entrambi sono accusati di aver provocato «dolosamente» il fallimento di tre cooperative dopo averne svuotato le casse ricavando così in maniera illecita svariati milioni di euro. Sono aziende collegate alla “Eventi 6”, la società di famiglia già finita sotto inchiesta proprio per una gestione allegra e la sparizione di fondi. Con loro è stato arrestato anche Gian Franco Massone, vicepresidente di una delle coop.

Tre cooperative

La clamorosa svolta dell’indagine – condotta dal procuratore Giuseppe Creazzo, dall’aggiunto Luca Turco e dal pubblico ministero Christine Von Borries – era arrivata nell’autunno scorso grazie all’esame della documentazione acquisita presso la “Eventi 6” che portava a tre cooperative: “Delivery”, “Europe service Srl” e “Marmodiv”. Queste ultime due furono perquisite nei mesi scorsi e il materiale sequestrato – libri contabili, fatture, contratti – avrebbe corroborato l’ipotesi accusatoria convincendo i magistrati e chiedere l’arresto dei coniugi Renzi per il timore di inquinamento delle prove, ma anche per la reiterazione del reato. Il giudice ha ritenuto fondato il sospetto secondo cui le cooperative «non hanno alcuna vita sociale, ma vengono costituite soltanto come schermo per altri affari».

«Omessi versamenti»

Il primo a indagare su questo “sistema” è stato il pubblico ministero di Cuneo Pier Attilio Stea con accertamenti sulla “Direkta Srl”. Gli atti sono stati poi trasferiti alla Procura di Firenze proprio per i rapporti con la “Eventi 6” e adesso si è deciso di procedere con gli arresti per evitare che lo stesso “modus operandi” venga applicato ulteriormente. Nel capo di imputazione è infatti specificato che «gli indagati cagionavano il fallimento della società per effetto di operazione dolosa consistita nell’ aver omesso sistematicamente di versare i contributi previdenziali e le imposte».

articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.corriere.it/cronache/19_febbraio_18/tiziano-renzi-laura-bovoli-papa-mamma-matteo-renzi-arresti-domiciliari-730ce7b0-33ab-11e9-8ba2-1cae66b0283a_amp.html

VOI COSA NE PENSATE?


M5S salva Matteo Salvini. Di Maio: “Il voto online è nel nostro Dna”

Votazione su Rousseau, i risultati: 59% contro l’autorizzazione a procedere per il vicepremier.

No al processo di Matteo Salvini sulla vicenda Diciotti. Il Movimento 5 Stelle emette on-line il suo responso. Non senza travaglio: il voto sull’immunità al vicepremier leghista spacca gli alleati. La piattaforma Rousseau, che in genere consegna risultati plebiscitari, questa volta vede i 52.417 votanti schierarsi per il 59,05% a favore del no al processo, il 40,95% per il sì. “Far votare i cittadini è parte del dna M5s, sono orgoglioso”, rivendica Luigi Di Maio.

Ma chi voleva vedere Salvini a processo lo fa proprio in nome di un dna che vedeva il M5s contro ogni tipo di immunità.

Il D-Day del voto degli iscritti al M5S sul caso Diciotti è il giorno dello snodo cruciale del governo giallo-verde. Sulla piattaforma Rousseau, di fatto, i militanti del Movimento in dieci ore e trenta sono chiamati a votare non solo sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini ma sulla stessa opportunità dell’alleanza tra M5S e Lega. La tensione, nel Movimento, è altissima anche perchè in serata, un’assemblea congiunta potrebbe certificare il dissenso nei confronti del capo politico Luigi Di Maio. Mentre la Lega, al di là delle rassicurazioni di Salvini sulla tenuta del governo, aumenta il suo pressing. Quello del M5S è “un voto anche sull’operato dei loro al governo”, sentenzia il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Ma le sue parole, più o meno apertamente, sono condivise anche dalla gran parte dei Cinque Stelle. Non a caso Di Maio, dopo aver visitato con il premier Giuseppe Conte gli stabilimenti Leonardo a Pomigliano D’Arco, salta l’appuntamento alla Federico II di Napoli e rientra in anticipo a Roma. Al capo politico, in mattinata, arriva la “piena fiducia” di Beppe Grillo ma la giornata, per il M5S, non inizia benissimo visto che il via libera alla consultazione online – con il quesito lievemente cambiato con l’aggiunta di un inciso sul fatto che l’azione di Salvini fosse, o meno, a tutela dell’interesse dello Stato – è segnato dal crashdown della piattaforma. L’inizio delle votazioni slitta così dalle 10 alle 11 e il termine viene prorogato dalle 20 alle 21:30 per “l’alta affluenza”. E la base, in parte, si ribella contro i rallentamenti di Rousseau, “coadiuvata” anche dalla fronda di dissidenti. “Da marzo Rousseau ha ottenuto circa 1 milione di euro dai parlamentari per implementare il sistema.

Dovrebbe funzionare come un orologio svizzero”, sottolinea Elena Fattori attaccando la “trasparenza” dell’associazione presieduta da Davide Casaleggio: “dei miei versamenti non ho ricevuto neanche una ricevuta”. Di Maio e Salvini, il primo in Campania e il secondo il Sardegna, cercano di spargere tranquillità. “Sono sereno, ho fatto il mio dovere”, spiega il leader leghista mentre il suo omologo e alleato assicura: “Sul governo si va avanti. Intendo portare avanti il mio impegno”. Ma Di Maio assicura, allo stesso tempo, che “sosterrà il risultato della votazione online”. E il risultato, fino a sera inoltrata, è aperto anche perchè c’è chi, tra i parlamentari e i militanti, resta convinto che votare contro l’autorizzazione tradirebbe l’identità pentastellata. “Questo è un voto sul governo, sulla nostra linea, sia nell’esecutivo sia sul caso Diciotti”, avverte un parlamentare M5S. A increspare le acque, nel pomeriggio, indiscrezioni di stampa diffondono un commento, molto critico, del premier Conte, sulla scelta di affidare il voto sul caso Diciotti a Rousseau. Ragionamenti prontamente e seccamente smentiti da Palazzo Chigi. “Conte non intende influenzare nè il voto degli iscritti nè le scelte autonome dei senatori”, chiamati domani in Giunta per le immunità a votare, riferisce la presidenza del Consiglio. La giornata è elettrica. Al Senato l’opposizione insorge per l’ennesimo stop ai lavori in commissione sul decretone imputando i rinvii alla volontà di attendere il voto su Rousseau. Mentre Giorgetti da un lato rassicura sulla tenuta del governo ma dall’altro non esclude l’ombra della manovra correttiva. “Vedremo nei prossimi mesi…”, spiega il sottosegretario, dando voce ai rumors, sempre più insistenti, su una manovra-bis dopo le Europee. E la sentenza di Rousseau potrebbe avere un peso su quale sarà l’esecutivo chiamato a farla. Perchè un contratto, in fondo, è come un cuore: si può infrangere.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/m.huffingtonpost.it/amp/2019/02/18/m5s-salva-salvini_a_23672236/

CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA SCARAMELLA.


Lutto a Tagadà: è morto il produttore esecutivo Scaramella.

La trasmissione di La7 condotta da Tiziana Panella non andrà in onda per due giorni. Antonio Scaramella è stato un pilastro della rete.

Lunedì 18 e martedì 19 febbraio Tagadà non andrà in onda per un grave lutto che ha colpito la redazione. Tiziana Panella e la sua squadra torneranno mercoledì 20, sempre alle 14:20 su La7“. Lo ha scritto su Twitter la redazione della trasmissione.

Nella notte tra domenica e lunedì è venuto a mancare il produttore esecutivo della trasmissione di La7, Antonio Scaramella. L’annuncio al pubblico è stato dato da Myrta Merlino, a L’Aria che tira. “Purtroppo dobbiamo chiudere questa giornata assieme dandovi una brutta notizia. È stata una mattinata molto difficile, siamo andati in onda col cuore gonfio di dolore. Antonio era una delle tante persone che lavorano dietro le quinte. Ci vedete sorridenti e truccati, la tv è molto più di questo, c’è tanto che accade dietro, c’è un lavoro molto duro per mandare in onda tutti i giorni un programma“, aveva affermato la conduttrice.

Articolo preso da : http://m.ilgiornale.it/news/2019/02/18/lutto-a-tagada-e-morto-il-produttore-esecutivo-scaramella/1647347/

 

AUGURI JOHN TRAVOLTA!!!


John Travolta: i 65 anni di una star… travolgente

Il 18 febbraio John Travolta compie 65 anni. Ultimo di sei figli nasce a Englewood negli Stati Uniti e, come suggerisce il cognome, ha discendenza italiana, con il nonno paterno originario di Palermo. Nel 1977 raggiunge la fama mondiale con il musical: “La febbre del Sabato sera” nel quale veste i panni dell’immortale Tony Manero. Attore, cantante e ballerino è soprattutto la passione per la danza a farlo emergere e ammirare dal pubblico grazie anche ai primi ruoli al cinema nei quali dà prova del suo talento poliedrico. Travolta entra nella storia del cinema anche per alcuni look indimenticabili legati alla disco dance anni Settanta, nei panni di Tony Manero, e agli anni Cinquanta, interpretando Danny Zuko in Grease, al fianco di Olivia Newton-John. Pur senza aver mai vinto l’Oscar diventa un’icona del cinema destreggiandosi tra personaggi sempre diversi tra loro: dal tassinaro in “Senti chi parla”, al sicario in “Pulp Fiction“, dal boss mafioso in Gotti (2018), all’avvocato Robert Shapiro nella serie tv che ha incantato l’america: American Crime Story – Il caso O.J. Simpson (2015-2016).
Una carriera luminosa nonostante alcune scelte discutibili, come quando rifiuta dei ruoli che hanno poi fatto la fortuna di Richard Gere (“Ufficiale e gentiluomo” e “American Gigolò”) e Tom Hanks(“Forrest Gump”). La fortuna lavorativa ha come contraltare una vita privata non sempre facile: nel 1980 perde la compagna Diana Hyland per un cancro al seno e nel 2009 il primo figlio avuto dalla moglie Kelly Preston, Jett, muore per arresto cardiaco durante una vacanza alle Bahamas a soli 16 anni. L’anno successivo la coppia, sposata dal 1991, riesce a ritrovare la serenità grazie alla nascita di Benjamin, il terzo figlio dopo Jett ed Ella Bleu. Oggi lo rivediamo a Sanremo Young accanto ad Antonella Clerici più in carne e senza capelli. Ma la magia è la stessa mentre racconta del ballo alla Casa Bianca assieme a Lady Diana (la foto è in questa gallery): “Fu un bellissimo incontro. Ricordo una donna timida, elegante, fiduciosa in sé, amabile soprattutto perché aveva la passione di ballare e voleva farlo con me. Ero lusingato, è stata una serata meravigliosa e io mi sono sentito come un principe”.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/d.repubblica.it/moda/2019/02/17/foto/john_travolta_attore_compleanno_eta-4293626/amp/

Video presi da: https://m.youtube.com

CERTO CHE SIAMO FATTI UN PO’ “BISLACCHI” CI PIACCIONO I FOLLOWER DELLA FIGLIA MINORENNE DELLA MONSÈ MENTRE DENTRO ALCUNI DI NOI SI SCATENANO: INVIDIA, RABBIA, ODIO, VEDENDO L’UNICO POST DI F. CORONA CON SUO FIGLIO MA PERCHÉ TANTO RISENTIMENTO? STIAMO PARLANDO DI DUE MINORI ACCOMPAGNATI DA UNO DEI LORO GENITORI MA PERCHÉ ALLORA?


Fabrizio Corona e la foto col figlio Carlos, pioggia di insulti. Furia Nina Moric: «Peggio delle bestie»

Fabrizio Corona e il figlio Carlos Maria (Instagram)

Fabrizio Corona pubblica su Instagram una foto col figlio che scatena i commenti negativi e a intervenire a difesa dell’ex re dei paparazzi, ma soprattutto di Carlos Maria, la mamma Nina Moric. Nel suo ultimo post sui social infatti Fabrizio ha pubblicato uno scatto che lo vede abbracciato al suo erede, accompagnata dalla didascalia: “Vita”.

Lo scatto ha ricevuto diversi like ma fra i diversi commenti postivisi ne sono distinti alcuni pieni d’odio e molto offensivi all’indirizzo proprio di Carlos. Tra i follower si è scatenata una piccola guerra e sono stati diversi gli interventi di critica a tanta rabbia telematica nei confronti del ragazzo ma stavolta a intervenire è stata anche la mamma Nina Moric.

Nina infatti è intervenuta direttamente sulle questione, senza utilizzare mezzi termini: “Come madre mi vergogno dei vostri commenti, parlate di un 16 enne senza il minimo pudore, ma da piccoli siete caduti dal seggiolone? Io non ho parole. Lasciamo perdere i ragazzetti idioti, ma gli adulti, mamma mia che poveretti vi dovete fare schifo da soli!!! Che la notte vi porti un po’ di decenza umana, siete peggio della bestie”.

Articolo preso da : https://www.leggo.it/AMP/gossip/fabrizio_corona_foto_figlio_carlos_pioggia_insulti_furia_moric_18_febbraio_2019-4308173.html

Maria Monsè e la figlia Perla Maria a Pomeriggio Cinque: “Convinceremo Chiara Ferragni ad indossare un nostro abito!”

Maria Monsè e la figlia Perla Maria hanno preso parte alla puntata di oggi di Pomeriggio Cinque.

Maria Monsè e la figlia Perla Maria hanno preso parte, in collegamento dalla loro casa, alla puntata odierna di Pomeriggio Cinque, il programma condotto da Barbara D’Urso e in onda su Canale 5.

Il tema del blocco di Pomeriggio Cinquededicato al gossip è stato il fenomeno tanto discusso delle “Baby Star” e la presenza di Perla Maria, la figlia 13enne di Maria Monsè che ha ottenuto popolarità sia grazie alle ospitate nei programmi di Barbara D’Urso che ad una battuta di Alessandro Cecchi Paone proferita all’interno della Casa del Grande Fratello Vip 3, è calzata a pennello.

Articolo preso da: https://www.google.com/amp/www.gossipblog.it/amp/post/592755/maria-monse-perla-maria-pomeriggio-cinque-intervista-chiara-ferragni

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I MORTI DI SERIE A E I MORTI DI SERIE B. QUI NESSUNO SI È STRETTO ATTORNO ALLE FAMIGLIA ERA SOLO UN NUMERO INSIEME AD ALTRI 800. CHE AMAREZZA!!!!


Imprenditore boschese suicida a Pompei, padre colto da malore: è grave.

C’È IL BIGLIETTO DI ADDIO.

Altro dramma nella tragedia tra Pompei e Boscoreale, dove ieri è stato trovato il corpo senza vita di un imprenditore del mercato dei fiori della città mariana. L’uomo, un 38enne di Boscoreale, R. P., si è impiccato. Alla notizia della morte il padre della vittima è stato colto da un malore finendo in ospedale in codice rosso. Per fortuna si tratterebbe soltanto di un forte choc e non sarebbe in imminente pericolo di vita. Nel box dove il giovane padre di tre figli si è tolto la vita, sarebbe stato trovato un biglietto rivolto alla moglie: “Perdonami se puoi”, avrebbe scritto. Secondo quanto appreso, il 38enne avrebbe avuto problemi economici.

Articolo preso da : https://www.ilfattovesuviano.it/2019/02/imprenditore-boschese-suicida-a-pompei-padre-colto-da-malore-e-grave-ce-il-biglietto-di-addio/

PRIMA DI AFFIDARE I NOSTRI FIGLI AD ESTRANEI DEVONO EFFETTUARE UNA VISITA PSICHIATRICA CON RILASCIO DI UN CERTIFICATO!!!


ASILO NIDO DEGLI ORRORI A SIENA: BIMBI AL FREDDO E LEGATI CON FASCE ELASTICHE. ARRESTATA MAESTRA.

con il passare del tempo si è rivelato un inferno per i piccoli ospiti, che venivano continuamente insultati e picchiati. Per questo una maestra italiana di 52 anni, è stata arrestata con l’accusa di maltrattamenti dopo che le indagini, condotte dai carabinieri di Siena, hanno consentito di ricostruire “numerosi episodi consistenti in condotte violente, quali strattonamenti, percosse”, anche con piccole lesioni procurate ai bimbi, “alimentazione coattiva attraverso pressioni sullo sterno o occlusione del naso per imporre l’apertura della bocca, urla continue e insulti”.

Voi voterete sulla piattaforma Rousseau?


Caso Diciotti, oggi il voto del M5s su Salvini

Lui assicura: “Governo avanti comunque”

Ironia di Grillo sul quesito.

Chi vota “Sì” nega l’autorizzazione a procedere, con il “No” viene concessa. Dagli iscritti pesanti critiche: “State orientando il voto?”

Gli iscritti del M5s possono votare sulla piattaforma Rousseau per il caso Diciotti lunedì 18 febbraio dalle 11 alle 20. Lo rende noto un post sul Blog dei pentastellati in cui viene spiegato il quesito del voto: “Il ritardo dello sbarco della nave, per redistribuire i migranti nei vari Paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato? Con il ‘Sì’, si nega l’autorizzazione a procedere; con il ‘No’, quindi, si concede”.

L’ironia di Grillo: “Voto tra Comma 22 e Procuste” – Ma proprio sul quesito si accende la polemica: la formula piace poco ai militanti e allo stesso leader Beppe Grillo. “Se voti Sì vuol dire No. Se voti No vuol dire Sì. Siamo tra il Comma 22 e la sindrome di Procuste”, ha commentato ironico Grillo. Il fondatore del M5s ha citato il celebre paradosso del romanzo Comma 22 (dove la facoltà di scegliere è solo apparente, ndr) e la sindrome che indica, in una persona, il disprezzo per chi è considerato avere un maggior successo.

Salvini: “Governo avanti comunque” – Salvini, intanto, assicura che “il governo va avanti a prescindere da cosa si deciderà pro o contro Salvini”. E sulla consultazione online decisa dal M5s, il vicepremier spiega che è “giusto consultare gli iscritti. Spero che non finisca come a Sanremo, dove gli italiani hanno votato in un modo, poi la giuria ha cambiato, spero ci sia più trasparenza”. Su Di Maio: “E’ stato corretto”.

La ricostruzione dei fatti – Nel post in cui si annuncia la votazione, i Cinquestelle ripercorrono la vicenda Diciotti. “Tra il 20 e 25 agosto scorso – si legge – mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il ministro degli Esteri e il presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri Paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa”.

“Il ministro dell’interno Salvini – continua il post -, d’accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il ministro dell’Interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere”.

Cosa differenzia questo caso – Secondo i pentastellati in questo caso non per forza bisogna concedere l’ok all’autorizzazione. Sul Blog si afferma che “in pratica, se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il titolare del Viminale andrà a processo. Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali”.

Come invece è stato per la Taverna e Giarrusso che “noi mandammo a processo ed entrambi votarono per farsi processare”. “Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale”.

L’errore sul blog: i migranti passano da 177 a 137 – Spunta inoltre un errore sul quesito postato sul blog dei Cinquestelle: invece dei 177 migranti a bordo della nave Diciotti, si parla di “137 migranti” che si trovavano sulla motovedetta della Guardia costiera. La dicitura col numero 177 è contenuta nei documenti consegnati alla Giunta per le immunità dalla procura di Catania a dal Tribunale di ministri e anche nell’informativa che il premier Giuseppe Conte ha reso al Senato sulla vicenda il 12 settembre 2018.

Le persone inizialmente soccorse dalla Diciotti su un barcone in difficoltà in acque Sar maltesi il 16 agosto erano 190. Lo stesso giorno erano stati evacuati dalla nave della Guardia costiera 13 migranti in precarie condizioni di salute, per i quali era stato autorizzato lo sbarco a Lampedusa. Quando la Diciotti arrivò a Catania, senza aver il permesso di sbarcare, i migranti a bordo erano dunque 177. Il 22 agosto era stato poi autorizzato lo sbarco dei 27 minori non accompagnati. A bordo sono così rimasti in 150 fino alla tarda serata del 25 agosto, quando c’è stato l’ok allo sbarco di tutti i naufraghi.E sul Blog esplode la polemica – Proprio in seguito a tutte queste precisazioni sul Blog è scoppiata la polemica, con forti critiche da parte degli iscritti al modo in cui i vertici M5s hanno scelto di proporre il quesito. Ecco di che tenore sono i commenti che si leggono. “Ma state orientando il voto. Che c… ci sta succedendo ragazzi?”, chiede Roberto Cherubini. Luca si definisce “un elettore del M5S dal primo minuto, ma per questo quesito, vi riporto una frase di Beppe Grillo: ‘I referendum abrogativi. Dove per dire sì devi votare no. E per dire no devi votare sì. Come uno che va a sposarsi e il prete dice: ‘La vuoi mandare a c…?’ ‘No.’ ‘Allora vi dichiaro marito e moglie’. Ecco… in questo caso, state agendo proprio come fanno sempre gli altri partiti per girare la frittata, e questo non mi piace per niente. La domanda esatta doveva essere: ‘Volete concedere l’autorizzazione a procedere?’. In modo che SI voglia dire SI, e NO voglia dire NO”.

E Bruno: “Cercate di fare i furbi anche nelle procedure del Si e del No per confondere. Non ci vuole una pagina di spiegazione. Votate SI per processare Salvini senza tanti giri di parole piantatela con le c…. Interesse pubblico? Inventatene un’altra ascoltate i vostri elettori perché dopo questa, cioè se salvate Salvini siete finiti”.

La precisazione dei Cinquestelle: “Quesito come quello della Giunta” – Per rispondere alle polemiche, il blog del M5s ha precisato che “la risposta chiesta agli iscritti per il voto di domani è uguale a quella che sarà chiesta martedì ai senatori della Giunta. Cioè se in quel caso si sia agito o meno per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo”..

Votazione slittata di un’ora – Invece che alle 10, compre precedentemente annunciato, la votazione slitta di un’ora e sarà attiva su Rousseau dalle 11 alle 20.

Articolo preso da :

https://www.google.com/amp/s/amp.tgcom24.mediaset.it/articolo/207/3192207.html

 

Votazione online sul caso Diciotti:

Martedì 19 febbraio, la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Ricordiamo brevemente i fatti. Tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il Ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa.

Il ministro dell’interno Salvini, d’accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell’interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere.

Su questo si deve esprimere con un voto prima la Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi l’Assemblea del Senato. In pratica, se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il Ministro dell’interno andrà a processo.

Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare.

Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale.

Quindi ora siamo chiamati a decidere.

Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere

Le votazioni saranno aperte su Rousseau lunedì 18 febbraio dalle 10 alle 19.

Link per approfondire:
Cosa sono i reati ministeriali
Articoli 68 e 96 della Costituzione
Il Regolamento di Dublino
Il giudice Davigo sul caso Diciotti
La richiesta di autorizzazione a procedere.

Piattaforma Rousseau:

https://www.ilblogdellestelle.it/2019/02/votazione-online-sul-caso-diciotti.html

Alcuni commenti che rimarranno anonimi che ho letto sui social:

1) Ma come siamo arrivati a questa domanda, fuorviante e non calzante? Siamo diventati una assemblea di condominio o siamo un movimento. Mi vergogno di VOI, siete lì perché vi abbiamo eletto, e dovreste cercare di non cambiare idea tutti i giorni.
VERGOGNA.
PS: comunque per principio voterò anch’io e sarà un sonoro NO.;

2) Chiederei uguale dignità a chi ha prodotto 2.000 miliardi di debito e a coloro a cui vorrebbero intitolare una via cittadina ad un delinquente condannato in contumacia. Antica virtù quella della “contumacia”, da un Re scappato abbandonando l’esercito ad un dittatore, travestito, in fuga…squisitamente italiana, parecchio simile a qualche libico e iracheno.

3) Forse non ha capito la parola garante? Secondo Lei è normale che chi dovrebbe essere il garante per tutti gli iscritti e votanti M5S risponda non so neppure cosa dovrei fare ? Lei è il tipico M5S?

4)Se la vostra intenzione di voto è per mandare a processo Salvini, AUTOELIMINATEVI dal mio profilo, bloccarmi, fate come vi pare, ma non seguitemi più!!! 

5) Udite udite stamattina è slittato l’orario del voto sulla piattaforma Rousseau perché la stessa aveva problemi tecnici. Come mai??? Comunque io non voterò !!!!

6) VOTO DICIOTTI, SE SBAGLIA A CLICCARE SULLA PIATTAFORMA ROUSSEAU E ACQUISTA UN BILOCALE IN MULTIPROPRIETÀ A BISCEGLIE 😂😂😂😂😂.

7)La barzelletta della barzelletta della barzelletta della presa per i fondelli del voto sulla piattaforma Rousseau. Disonesti, bugiardi e truffatori. Trova eguali con la storia della nipote di Mubarak. Un voto truccato e inutile contro la giustizia.

Voi cosa ne pensate?  Voterete sulla piattaforma Rousseau ?