É morto James Ingram, star della R&B degli anni ’70,’80 e ’90: vinse anche due Grammy.


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Lutto nella musica mondiale: è morto, all’età di 66 anni, James Ingram, stella della musica r&b degli anni ’80 e ’90. Il cantante, vincitore in carriera di due Grammy e due volte nominato ai Premi Oscar, si è spento ieri a Los Angeles, stroncato da un tumore al cervello che lo aveva colpito negli ultimi tempi.

Articolo preso da : https://www.google.com/amp/s/www.ilmattino.it/AMP/spettacoli/morto_james_ingram_star_r_b_degli_anni_80_90_vinse_grammy-4266185.html

Alcuni dei suoi successi musicali che hanno fatto la storia:

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Video presi da : https://m.youtube.com


LA DOTTORESSA GIO’ E’ STATA BATTUTA DAL MILAN-NAPOLI !!!

 

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“Ascolti tv prime time

Canale 5 con l’ultima puntata de La Dottoressa Giò ha conquistato 2.883.000 telespettatori e il 12,02% con picchi di oltre 3.100.000 telespettatori. Giancarlo Scheri, direttore Canale 5, commenta: “Barbara d’Urso ha regalato alla dottoressa Giò il coraggio, la determinazione e la passione nell’intraprendere battaglie per i più deboli, da sempre al centro anche dei suoi programmi. Temi importanti che sono stati affrontati in prima serata e ogni settimana al centro del dibattito sui social. Complimenti a Barbara che con questo prodotto si conferma un’artista poliedrica, oltre che una delle voci che maggiormente riescono a sensibilizzare i telespettatori su argomenti come la violenza sulle donne e l’omofobia“. ”

ARTICOLO PRESO DA:

https://tvzap.kataweb.it/news/246996/ascolti-tv-la-dottoressa-gio-chiude-a-2-8-milioni-battuta-da-milan-napoli/

ATTENZIONE!!!


Pericolo di cadute per ghiaccio attenzione a chi va a piedi e per chi usa veicoli su due ruote ” biciclette e moto”.

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Emergenza ghiaccio a Milano, boom di cadute e incidenti: centinaia di feriti in una mattinata

La sala operativa del 118 ha potenziato la presenza di operatori del 112 e sta già cercando mezzi e uomini di supporto dalla protezione civile e da altri enti. La situazione in città.

È emergenza ghiaccio a Milano e provincia, che da venerdì mattina stanno facendo i conti con gli effetti del “gelicidio”, con strade e marciapiedi trasformati in vere e proprie lastre di ghiaccio.

A certificare la situazione di pericolo e rischio è l’azienda regionale emergenza urgenza, che parla “di improvvisa e importante emergenza ghiaccio in particolare sulla città di Milano”.

“Causa le condizioni meteo – segnala Areu – si è verificato un picco di cadute accidentali, di traumi e di incidenti stradali”.

I numeri, forniti dalla stessa sala operativa, sono incredibili: “In questo momento – scrive Areu alle dieci di venerdì mattina – sono aperte 290 schede di soccorsi in corso”, mentre di solito – in condizioni normali – i pazienti sono un’ottantina. A mezzogiorno, secondo quanto appreso da MilanoToday, sono in tutto quattrocento circa gli interventi già terminati o ancora in divenire per cadute in strada.

“Areu – spiega l’ente – sta mettendo in campo tutte le azioni possibili per far fronte all’emergenza: potenziamento operatori del Numero Unico 112 e delle sale operative regionali, reperimento straordinario mezzi aggiuntivi, richiesta di sostegno a protezione civile e altri enti”.

Già dalla prima mattinata di venerdì, i profili social del comune di Milano sono stati tempestati di messaggi dei cittadini preoccupati. E sempre su social, soprattutto su Twitter, sono tanti gli uomini e le donne che invitano alla massima cautela a causa del – ed è già hashtag di tendenza – “gelicidio”.

“Bisognerebbe mettere sale su strade e marciapiedi. Stamattina gente a terra. Sveglia”, scrive una ragazza a palazzo Marino su Facebook. “Marciapiedi di Milano, periferia Baggio, completamente ghiacciati. Ci alleniamo per le olimpiadi invernali?”, ironizza un’altra cittadina.

“Milano è una lastra di ghiaccio – scrive un’altra donna, più polemica -. La civile e europea Milano in ginocchio ad ogni piccola emergenza. I mezzi spargisale quando si attivano? Quando i pronto soccorso si riempiono di gente caduta? Incredibile!”.

A dire il vero, giovedì pomeriggio proprio il comune di Milano aveva informato – con una nota ufficiale – che “a partire dalle 22, settanta mezzi Amsa per lo spargimento del sale saranno posizionati sulle strade di periferia e lungo le corsie preferenziali dove sono possibili accumuli di neve nel corso della notte e nelle prime ore di domani”.

Alla fine la neve non è arrivata, ma il gelo – con l’inevitabile coda di incidenti e feriti – sì.E le operazioni di salatura, giura il comune in una nota, sono iniziate nella notte tra giovedì e venerdì, anche se i cittadini non sembrano crederci.

Articolo preso da: https://www.google.com/amp/amp.milanotoday.it/cronaca/feriti-ghiaccio.html

Foto presa da : https://www.google.com/search?q=pericolo+cadute+per+il+ghiaccio&client=ms-android-samsung&prmd=isnv&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwi9t_iR7pPgAhVrSxUIHcemAD4Q_AUoAXoECAwQAQ&cshid=1548795097246&biw=360&bih=560

 

VOGLIAMO GIUSTIZIA!!!!


CHI LO HA UCCISO DEVE PAGARE NON SOLO PER 5 ANNI!!! VOGLIAMO FINE PENA MAI!!!!

Omicidio Marco Vannini, pene ridotte: 5 anni a Ciontoli. L’ira della mamma.

Antonio Ciontoli è stato condannato per l’omicidio di Marco Vannini a 5 anni anziché 14 come richiesto dall’accusa (che voleva la stessa pena per tutta la famiglia di lui). Con Giulio Golia Golia abbiamo ripercorso tutte le contraddizioni e i misteri che ancora avvolgono quanto accaduto nella notte del 17 maggio 2015 a Ladispoli vicino a Roma, quando un ragazzo di 20 anni muore per un colpo di pistola sparato nella casa della sua fidanzata

Antonio Ciontoli condannato ad appena 5 anni (rispetto ai 14 chiesti dall’accusa) per l’omicidio di Marco Vannini. Confermate invece le pene a tre anni per la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco, accusati di omicidio colposo. Assolta Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli, accusata di omissione di soccorso poiché presente in casa nel momento dell’omicidio. Anche noi de Le Iene con Giulio Golia abbiamo ripercorso tutte le contraddizioni e i misteri che ancora avvolgono quanto accaduto nella notte del 17 maggio 2015.

Questa sentenza non è stata pronunciata nel nome del popolo italiano, non certo del mio”, ha urlato la madre di Marco, Marina Conte. “Vergogna Italia! Non voterò più e straccerò le tessere elettorali”. La stessa ascoltata anche dei due servizi dal nostro Giulio Golia. “Com’è possibile che le condanne siano state persino ridotte?”, si è chiesta la donna.

L’accusa ha chiesto 14 anni di reclusione per omicidio volontario in concorso per tutta la famiglia Ciontoli per l’uccisione di Marco Vannini, morto a 20 anni a Ladispoli, vicino Roma. Il procuratore generale della Corte d’appello, Vincenzo Saveriano, si è detto convinto in aula del “coinvolgimento di tutti i familiari in questo episodio. Questi soggetti hanno perso il lume della ragione, e nessuno ha detto che era stato esploso un colpo d’arma da fuoco. Forse Marco si poteva salvare”.

Marco Vannini, come vi abbiamo raccontato nel servizio di Giulio Golia del 13 maggio 2018, che vi riproponiamo integralmente qui sotto, è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della fidanzata. Il padre della ragazza, Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina distaccato ai servizi segreti, avrebbe sparato a Marco colpendolo al braccio. La pallottola ha poi attraversato torace, polmone destro e cuore conficcandosi in una costola. In casa, quella sera, erano presenti, oltre ad Antonio e Martina, anche Federico, fratello di Martina, e la sua fidanzata Viola Giorgini (assolta in primo grado e non coinvolta nella richiesta dell’accusa in Appello).

La sentenza di primo grado del 18 aprile scorso aveva condannato a 14 anni solo Antonio Ciontoli per omicidio volontario, mentre la moglie, il figlio e l’altra figlia, allora fidanzata con Vannini, sono stati condannati a 3 anni per omicidio colposo. Con Giulio Golia abbiamo ripercorso le versioni della famiglia Ciontoli e evidenziato le contraddizioni che emergono dalle loro dichiarazioni. Mentre a distanza di tre anni i genitori di Marco sono ancora alla ricerca di una verità su cosa sia accaduto quella notte.

Secondo la versione che era stata data dai Ciontoli durante l’interrogatorio dell’ottobre 2015, Marco alle 23.20 si trovava nella vasca da bagno quando Antonio avrebbe tirato fuori due pistole per fargliele vedere. “Mi aveva chiesto più volte di vederle”, dice il sottufficiale. Secondo la prima versione data da Antonio il colpo sarebbe partito per sbaglio nel riprendere l’arma che gli stava per scivolare. Ma la pm non crede a questa versione.

Del resto dalle intercettazioni ambientali in caserma il giorno della tragedia, emerge un altro racconto dei fatti. “Io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola”, dice Martina al fratello. “Gli ha detto: ‘Vedi di puntarla di là’ e papà gli ha detto ‘ti sparo’. Papà ha detto ‘è uno scherzo’ e lui ha detto ‘non si scherza così’”.

E le contraddizioni non finiscono qui. Durante l’interrogatorio Antonio dice alla pm di non aver armato il cane della pistola (operazione necessaria per poter far partire il colpo). Come ha spiegato a Giulio Golia un esperto in balistica forense, per sparare senza armare il cane l’arma sarebbe dovuta essere in doppia azione. Ma dalla perizia balistica sulla pistola è emerso che l’arma di Antonio aveva un difetto e non funzionava in doppia azione. L’unica alternativa rimanente quindi è che l’uomo abbia scarrellato per armare il cane. Quando la pm lo fa notare ad Antonio, lui cambia versione.

“Ho preso l’arma convinto che fosse scarica solo che praticamente… vabbè l’arma non mi stava scappando. L’ho presa, l’ho impugnata. L’ho scarrellata per scherzo. Ho fatto finta di sparare e invece… c’erano i proiettili all’interno della pistola. E mi è partito il colpo”.

Anche secondo questa versione, i Ciontoli sostengono di non essersi accorti che fosse partito il colpo. Durante l’interrogatorio del 2015, Antonio riferisce infatti di aver pensato che il colpo che si era sentito fosse stato solo ad aria compressa. Ma in aula, il 26 ottobre 2017, tira fuori un’altra versione e alla domanda se si fosse reso conto che era partito il colpo risponde di sì. Dopo il servizio del 13 maggio gli avvocati della famiglia Ciontoli ci hanno contattato per sottolineare che gli audio degli interrogatori sono superati dal dibattimento, ovvero soprattutto dalla succitata ammissione del 2017 di Antonio Ciontoli. Giulio Golia ha risposto punto per punto alle loro osservazioni, sottolineando come giornalisticamente tutta la storia delle tentate ricostruzioni dell’accaduto sia comunque rivelante.

Sono circa le 23.20 quando viene sparato il colpo. Il 118 verrà chiamato solo 20 minuti dopo, quando il ragazzo viene portato dai Ciontoli in camera da letto di Antonio, dove viene asciugato e vestito. Sono le 23:41 e Federico chiama il 118. “C’è un ragazzo che si è sentito male. Di botto è diventato bianco, non respira più. Probabilmente uno scherzo, si è spaventato tantissimo e non respira più”. Poi interviene la madre, si sentono urla in sottofondo e la chiamata viene annullata.

Ma le condizioni di Marco peggiorano e, stando alla prima versione dei Ciontoli, a questo punto a Federico sorge il dubbio che il colpo fosse effettivamente partito e va a cercare il bossolo in bagno. Solo quando Federico rientra nella stanza e dice a tutti di aver trovato il bossolo, la famiglia si sarebbe resa conto che era stato esploso il proiettile. A questo punto Antonio richiama il 118 ma non dice che si tratta di un colpo di arma da fuoco.

Sono passati 40 minuti dallo sparo e in sottofondo, nelle registrazioni della telefonata, si sentono le urla strazianti di Marco. “Un infortunio in vasca, è caduto e si è bucato un pochino con un pettine”, è la versione di Antonio al 118. Solamente una volta arrivati al centro di primo intervento l’uomo confessa al medico cosa fosse realmente accaduto. Alle 3.10 di notte, dopo ore di agonia, Marco muore.

Articolo preso da :

https://www.google.com/amp/s/www.iene.mediaset.it/2019/news/condanna-antonio-ciontoli-omicidio-marco-vannini-mamma_291190.shtml

IL FUTURO:


Nessuno mi precede,

Nessuno mi segue: davanti a me e alle mie spalle solo la vastità del mare e del cielo. Solo il cielo conosce la risposta finale ma gioia o dolore dipendono da noi.

In questa vita siamo soli perché nessuno vive al posto nostro siamo noi che decidiamo come vivere.

Né la droga né la magia possono staccarci, anche solo per un attimo da questa condizione.

Possiamo  negarla ma è inutile: siamo soli e solo a noi sta decidere cosa fare di ogni singolo e prezioso momento della nostra vita.

L’esempio di chi ci ha preceduto può aiutarci  ma alla fine si tratta solo di riferimenti e il pensiero di coloro che verranno dopo è solo una semplice considerazione e un’astrazione mentale ma ció che importa veramente è essere e basta. Accettiamo chi siamo con i nostri pregi e i nostri difetti. Siamo noi stessi. Se gli dei esistono forse conoscono il futuro. Ma noi no in quanto esseri umani e possiamo solamente affermare che il futuro è tutto da costruire. Proseguiamo, dunque e costruiamolo e rendiamolo il più bello possibile. Questa bellezza è sempre determinata dalla nostra volontà e dalla perfezione della nostra personalità.

Non rammarichiamoci sospirando per le avversità o la sfortuna: essere felici piuttosto che tristi dipende solo da noi.

Vi lascio una bellissima poesia di Julio Cortázar.

EL FUTURO:

Y sé muy bien que no estarás.
No estarás en la calle,
en el murmullo que brota de noche
de los postes de alumbrado,
ni en el gesto de elegir el menú,
ni en la sonrisa que alivia
los completos de los subtes,
ni en los libros prestados
ni en el hasta mañana.

No estarás en mis sueños,
en el destino original
de mis palabras,
ni en una cifra telefónica estarás
o en el color de un par de guantes
o una blusa.

Me enojaré amor mío,
sin que sea por ti,
y compraré bombones
pero no para ti,
me pararé en la esquina
a la que no vendrás,
y diré las palabras que se dicen
y comeré las cosas que se comen
y soñaré las cosas que se sueñan
y sé muy bien que no estarás,
ni aquí adentro, la cárcel
donde aún te retengo,
ni allí fuera, este río de calles
y de puentes.

No estarás para nada,
no serás ni recuerdo,
y cuando piense en ti
pensaré un pensamiento
que oscuramente
trata de acordarse de ti.

JULIO CORTÁZAR.

Poesia tradotta in italiano :

IL FUTURO:

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.

Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.

Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Di JULIO CORTÁZAR.

MANDALA:


Girosblog

Il mandala è un diagramma e o un dipinto molto complesso e dai colori brillanti usato per la meditazione.

Di solito i mandala si colorano partendo dal centro e procedendo verso l’esterno. In questo modo i mandala ci incoraggiano ad una maggiore apertura verso gli altri che parte comunque dalla necessità primaria di conoscere innanzitutto se stessi.

Nella tradizione tibetana un Mandala è composto dai 5 elementi che compongono il nostro universo:

  • La terra, giallo – fermezza, solidità, fiducia: dà la vita

  • L’acqua, bianco – fluidità, flessibilità: armonizza la vita

  • Il fuoco, rosso – sole, calore,vitalità: matura la vita

  • L’aria, verde – respiro della terra, scambio, comunicazione. Anima la vita

  • Lo spazio, blu – l’infinito, la libertà. Accoglie la vita.

Potremmo volare sino alle vette del cosmo e o immergerci negli abissi più profondi e nuotare da una parte all’altra dell’eternità e non avere per questo ancora raggiunto i limiti.  Perché le nostre attività giornaliere sono il nostro mandala. 

Video presi da : https://m.youtube.com.