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2019-11-28 10.20.51

Così Beppe Grillo fermò i ministri nel processo a Di Maio (salvando M5S e governo):

Beppe Grillo è stato costretto a intervenire, perché la scorsa settimana stava per saltare tutto: il Movimento, il governo e forse anche la legislatura. Pochi giorni prima che il fondatore di M5S arrivasse a Roma, infatti, si era tenuto un incontro durante il quale il sottosegretario alla Presidenza Fraccaro e il Guardasigilli Bonafede avevano apertamente puntato l’indice contro Di Maio, additato per aver accumulato troppi errori e troppi incarichi.

Al termine di un autentico processo politico, imbastito alla presenza dei maggiorenti grillini — dal ministro Spadafora, alla Taverna, a Di Battista — Di Maio aveva rinfacciato ai suoi accusatori di averlo offeso personalmente, con toni violenti ed espressioni ritenute ingiuriose: di fatto, sciolta la riunione, la delegazione 5S al governo non esisteva più. Così, per quanto possa apparire paradossale, l’uomo del «vaffa» ha dovuto interpretare il ruolo dello «stabilizzatore», si è assunto cioè l’onere di placare gli animi nel Movimento e di tranquillizzare — incredibile ma vero — Zingaretti, prima di adottare in pubblico le parole che i dorotei usavano solo nei colloqui riservati: «Non rompete più i c…». Ma Grillo è consapevole che il cessate il fuoco avrà una durata limitata, perché a dividere M5S è un problema culturale che non potrà essere sempre risolto utilizzando categorie pre-politiche: il suo «volemose bene» basterà per un po’ a sedare le tensioni, non a cancellarle. E sarebbe un errore derubricare le divergenze a questioni di governo e di potere, con il blocco «contista» da una parte e la fronda «anti-contiana» dall’altra. Anche se è talmente sensibile la materia, da aver imposto ieri al portavoce del premier di smentire manovre di Conte contro il leader dei grillini.

Per quanto il Pd tifi per questa soluzione, e lo sussurri pure.

Se regge l’equilibrio, è perché (per ora) nel Movimento Di Maio non ha alternative, e anche perché (per ora) Di Maio non vede alternative. Tuttavia è evidente quale sarebbe la sua linea: basta mettere in sequenza la sparata contro il Mes, l’affondo contro Renzi sui fondi alla politica e il pressing per approvare la prescrizione. «Cerca pretesti», secondo i democratici. O, per dirla con il vice segretario pd Orlando, perché «non ha più niente da perdere». Insomma, il cuore porterebbe Di Maio da un’altra parte, al punto che la Meloni si è stufata dell’andazzo e l’ha messo in piazza: «Salvini dica chiaramente “mai con i grillini”». E Salvini candidamente ha risposto: «Mai con i grillini alleati del Pd». «Qualcosa è rimasto tra Luigi e Matteo», ammette un autorevole esponente 5S, e non è solo la chat di Whatsapp rimasta aperta.

Stretto nella morsa del bipolarismo, Di Maio prova a resistere evocando la «terza via». Ma in prospettiva M5S sembra la Polonia del ‘39, vittima predestinata delle mire di Pd e Lega che vorrebbero spartirsi ciò che resta del Movimento: nei suoi sondaggi riservati non va oltre il 10%. In questa situazione, regola politica vorrebbe che i grillini si aggrappassero al governo come roccaforte. Però siccome coi cinquestelle le regole della politica non valgono, proprio tra i cinquestelle c’è chi teorizza che l’esecutivo «potrà arrivare fino a primavera». Le urne sarebbero il regalo più bello per Salvini, che non può certo stare tre anni ad aspettarle senza correre il rischio di logorarsi. E nel Pd monta il pessimismo: d’altronde fino a quando Conte potrà resistere a palazzo Chigi, nascondendosi dietro le emergenze? Perché con l’emergenza ligure è riuscito a distogliere l’attenzione dall’emergenza Venezia, che aveva distolto l’attenzione dall’emergenza Alitalia, che aveva distolto l’attenzione dall’emergenza Ilva… Che travaglio. E mettere anche l’emergenza Conte sulle spalle di Grillo sarebbe eccessivo: il fondatore di M5S può limitarsi a un appello, non può curarsi dei dettagli politici quotidiani. E il diavolo si annida lì. Ma non tutto è perduto, anzi per il ministro Speranza c’è speranza, e le Sardine starebbero dando un grande contributo, siccome «in quelle piazze c’è anche gente grillina, che spinge a un’intesa tra le forze democratiche». Così il Movimento verrebbe sospinto da un altro movimento. Forse.

Articolo preso da : https://www.corriere.it/politica/19_novembre_27/cosi-beppe-grillo-fermo-ministri-processo-di-maio-salvando-m5s-governo-ff5763e6-108f-11ea-8237-5100dbaddf11_amp.html

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