Sea Watch, parla Carola Rackete: «Dovevo entrare in porto, temevo che alcuni migranti potessero suicidarsi»:

Dalla nostra inviata
LAMPEDUSA — «Non è stato un atto di violenza. Solo di disobbedienza. Ma ho sbagliato la manovra». Carola Rackete, la comandante della nave Sea Watch 3 che ha portato a termine la sua operazione di sbarco dei 53 migranti iniziata con un soccorso nelle acque Sar libiche, è pronta ad affrontare le conseguenze giuridiche del suo gesto che le è valso l’arresto in flagranza di reato per violazione delle norme sul blocco navale. Domani o martedì dovrà essere sottoposto al giudizio di convalida. Ma non era pronta alle accuse che le sono piovute addosso dopo aver investito con la Sea Watch 3 la motovedetta della Guardia di Finanza che, a protezione della banchina, le intimava l’alt contro lo sbarco non autorizzato. In un incontro, ieri, con i suoi avvocati dello studio di Alessandro Gamberini, ha parlato tre ore, chiarendo tutte le sue motivazioni del suo gesto. La capitana trentunenne è ai domiciliari e non può rilasciare dichiarazioni, ma attraverso i suoi avvocati chiarisce i dubbi sollevati da più parti sul suo comportamento. E la sua analisi difensiva parte, nella ricostruzione dei legali, proprio da quell’attracco che stava per mettere a repentaglio la vita dei cinque finanzieri giunti a intimarle l’alt.

Un errore di quale genere? «Solo di avvicinamento alla banchina».

Non c’era la determinazione di non fermarsi?
«Non volevo certo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza. Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già chiesto scusa e lo rifaccio: sono molto addolorata che sia andata in questo modo».

La sua intenzione invece qual era? 
«La situazione era disperata. E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura».

Articolopreso da :    https://www.corriere.it/politica/19_giugno_30/dovevo-entrare-portotemevo-che-alcuni-migrantipotessero-suicidarsi-2a0a6448-9aad-11e9-8fdd-d4f7eb4bd62c_amp.html